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Unioni, fusioni, piccoli Comuni che vorrebbero far diventare grandi

 

Venerdì 10 marzo scorso, nella caratteristica Sala degli specchi del Palazzo di Monte Porzio si è tenuto un interessantissimo incontro al quale hanno partecipato tutti sindaci dei Comuni della Val Cesano e alcuni rappresentanti delle loro amministrazioni. L’incontro, organizzato dall’associazione “L’origine”, aveva come spunto di discussione “La fusione dei comuni: una opportunità per il futuro dei nostri territori?”.

In questi ultimi mesi, le operazioni di fusione dei comuni hanno riempito le pagine dei giornali locali e, molto spesso, sono state oggetto di discussioni e di scontri tra le diverse posizioni. Nell’autunno scorso l’esito referendario, in quei comuni dove si è tentata la fusione per incorporazione ha rimbalzato la volontà di qualche amministratore di rimpinguare le casse comunali, con il gettone premio messo a disposizione dallo Stato centrale, atto proprio a spronare questo tipo di accorpamento.

Di parere opposto, quindi a favore della fusione semplice, si sono dichiarati invece quei cittadini chiamati a confermare quanto i rispettivi organi amministrativi comunali, avevano già sottoscritto.

Per far chiarezza occorre precisare che la fusione per incorporazione (p.e. Urbino-Tavoleto e Pesaro-Mombaroccio) cancella di fatto il comune più piccolo che viene assorbito integralmente dal più grande diventandone, a tutti gli effetti, una semplice frazione/quartiere. Nella fusione semplice invece, tutti i comuni perdono la propria identità, convergendo in un nuovo ente (p.e. Monterado, Ripe e Castel Colonna convergono in Tre Castelli).

I motivi che spingono questi piccoli comuni prima ad unirsi, e poi a fondersi, sono da ricondursi principalmente alla volontà dello stato centrale di ottimizzare i costi di amministrazione; ottimizzazione che, sempre secondo lo stato centrale, deve passare assolutamente attraverso il contenimento dei costi del personale e dei costi dei servizi. La riduzione delle risorse trasferite dallo stato ai comuni, parallelamente al blocco quasi totale delle assunzioni di personale, stanno mettendo spalle al muro le nostre piccole amministrazioni.

Quali sono allora gli scenari possibili?

A questo hanno cercato di dare il proprio contributo i quattro ex-sindaci (ex poiché il loro mandato è terminato il 31 dicembre scorso in previsione delle prossime elezioni di primavera della nuova amministrazione) del costituente Comune Terre Roveresche. La loro testimonianza ha evidenziato come il passaggio da unione a fusione sia stato accettato e approvato dalle rispettive comunità, grazie al fatto che il passaggio graduale abbia coinvolto non solo le amministrazioni e i servizi da queste elargiti, ma anche le associazioni sportive, le parrocchie, “abituando” così nel tempo i cittadini ad accantonare lo spirito campanilistico a vantaggio di una comunità più allargata e più funzionale

A conferma che per una così importante trasformazione, occorrano tempi giusti ed azioni non forzate, preferibilmente condivise con i cittadini, è sufficiente analizzare ciò che è successo nei territori interessati alla nascita del nuovo comune di Colli al Metauro, oggetto della fusione dei comuni di Saltara, Serrungarina e Montemaggiore al Metauro.

Gli altri sindaci presenti, non ancora coinvolti direttamente in processi di fusione, hanno all’unisono confermato le difficoltà incontrate nella gestione dei propri comuni, causata dai rigidi blocchi imposti dal governo, di cui abbiamo in precedenza fatto riferimento, evidenziando come le stesse normative nazionali e regionali, chiamate a regolamentare gli stessi processi, siano lacunose e per questo necessarie di una rivisitazione. Anche per tutti loro, la necessità di procedere nell’eventuale processo con gradualità, valutando tutti gli aspetti, soffermandosi alla valutazione di azioni atte a non perdere le proprie identità storiche, rispettando gli usi, le abitudini e le tradizioni di ogni singola comunità.

La sensazione è che, se da una parte qualcuno vorrebbe la costituzione di un nuovo ente unico, a questo si contrappongono tante perplessità, quali l’eterogeneità dimensionali dei comuni, la natura politica delle rispettive amministrazioni, e sicuramente non per ultima, i vantaggi, gli svantaggi, i costi e benefici di una comunità unica e allargata.

 

Questi gli argomenti discussi e meritevoli, a mio avviso di una riflessione. Se è vero che questi piccoli comuni come il nostro, non riescono più ad essere autonomi dal punto di vista economico, non è poi così scontato che la fusione con altri comuni nelle stesse condizioni porti sicuramente ad una dignitosa sopravvivenza. Interessanti a questo riguardo i due quesiti lanciati da una cittadina presente alla serata che rivolgendosi ai rappresentanti comunali e regionali presenti chiedeva:

“Siamo sicuri che dall’unione di varie povertà, si ottenga automaticamente una ricchezza?”

continuando poi

“Quale sarà il futuro economico di questi nuovi comuni, terminato l’effetto del gettone-premio alla fusione?”

Probabilmente la signora, ex-amministratrice, è riuscita a vedere un po’ più in là rispetto a tanti che più o meno autonomamente, caldeggiano questi fenomeni aggregativi.

In me la consapevolezza che la ricattabilità economica attuata dal governo centrale nei confronti dei nostri comuni, non è da ricercarsi in azioni di questo o quel governo, ma alle conseguenze delle cessioni di quei servizi (acqua, rifiuti, ecc.), per gli enti fonte di sicuro e continuo gettito, attuate qualche decennio fa a vantaggio di consorzi che rilevandone la gestione ai comuni, si sono appropriati dei “burrosi” utili, obbligando sì i comuni a spogliarsi di quella manovalanza che in casi di necessità, sarebbe potuta servire per qualsiasi tipo di intervento.

Poi, e con questo concludo, non eravamo stati noi sancostanzesi insieme agli altri attori dell’Unione Valcesano, i pionieri della condivisione dei servizi? Dove è finita? Cosa ha portato alle nostre comunità? Perché non si è dimostrata coagulo di una futuristica e forse oggi contemporanea fusione?

Ho paura che su questo argomento ci torneremo…. ci torneremo presto.

 

Giovanni Furlani

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