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Peccato, io ci credevo!!

Martedì scorso in sede di Consiglio Comunale, avevo proposto una mozione per l’adozione dell’APP “Decoro Urbano”; uno strumento in grado di segnalare sul proprio territorio, criticità problematiche o semplici segnalazioni relative a imbrattamenti, segnaletiche, rifiuti, verde pubblico ecc..

Di per sé il funzionamento è semplice; si scarica l’APP sullo smartphone o sul PC, ci si registra e, da quel momento, si è ufficialmente iscritti ed operativi.
Per segnalare la problematica poi, se si è in possesso della versione smartphone, sarà sufficiente scattare una foto con il localizzatore GPS attivo, definire la categoria e la tipologia di problematica, ed inviare la segnalazione.

Un moderatore della piattaforma “Decoro Urbano” ricevuta immediatamente la segnalazione, valuterà se questa risulta essere pertinente e classificabile tra le categorie per cui il servizio è preposto e, in caso positivo, inoltrerà la segnalazione sia alla piattaforma “Decoro Urbano” che al destinatario finale: il Comune nella persona del responsabile della manutenzione. A questo punto l’incaricato provvederà con la propria organizzazione, con i propri mezzi e con le proprie risorse, a gestire queste segnalazioni unitamente a quelle che parallelamente continueranno ad arrivare attraverso i canali soliti quali l’e-mail, le telefonate, le visite di persona, ecc..

L’adozione dell’APP avrebbe messo a disposizione della nostra comunità un metodo semplice, veloce, contemporaneo di segnalare tempestivamente le criticità del nostro territorio, e non di crearne nuove.

Anche durante la discussione in Consiglio più volte ho ribadito il concetto per cui se sul territorio è presente una criticità, fino a quando non la si affronta e risolve, la criticità rimane.

Il Sindaco, nel motivare il voto unanime contrario dell’intera maggioranza, si è appellato sia alla mancanza di personale dell’ufficio tecnico in grado di gestire l’APP, che alla carenza di operai in grado di risolvere fisicamente le criticità segnalate, rendendone inutile l’adozione.

Ho cercato di ribadire ancora una volta che la presenza della criticità prima o poi vada affrontata e risolta, pertanto prima la segnalo e più tempo ho per organizzarne la sua risoluzione; nell’evidenziare come le motivazioni di voto date, cozzassero con la mia apparente logica (se è vero che meno segnalazioni arrivano, è altrettanto vero che meno interventi occorrerà organizzare, ma sicuramente a molte criticità non si fa fronte) ho, a mia insaputa, interpretato in modo deviato le espressioni del nostro primo cittadino, suscitando in lei un leggero risentimento.

Vi invito, non appena saranno condivise le registrazioni audio del Consiglio Comunale a riascoltare gli interventi così da farvene una propria opinione personale.

Il voto contrario lascia tutto così com’è senza pertanto aggiungere l’interfaccia 2.0 ormai in mano a quasi la totalità dei cittadini che continuerà ad essere utilizzata tra l’altro per selfie e post sui social.

Peccato, io ci credevo!!!

Giovanni Furlani

La corsa per il primato

Leggendo i giornali Martedì 20 Ottobre,  dove si riportavano, elaborandole, alcune dichiarazioni del Sindaco di San Costanzo Pedinelli, abbiamo avuto conferma di come la stampa possa, se solo ne avesse bisogno, supportare la politica, comunicando informazioni incomplete ed inesatte.

Prima di tutto non si fa alcun riferimento al fatto che l’origine del Gruppo salute e di quello che ne verrà, non sia stata una volontà dell’Amministrazione con apertura ai consiglieri di maggioranza e minoranza, ma bensì una esplicita iniziativa e richiesta pervenuta nel lontano Marzo scorso, da due distinte mozioni presentate dai due gruppi dell’opposizione , il “MoVimento 5 Stelle San Costanzo” e il gruppo “La Tua Voce per cambiare” che sono state sposate all’unanimità in Consiglio Comunale, ma che sono andate avanti con non poche difficoltà; tanti i solleciti, le e-mail, gli attriti per arrivare a questo che non è altro che un buon punto di partenza.

Già dal titolo di quell’articolo poi, pur giustificato da un virgolettato, si ha la conferma di come in politica oggi conti più l’apparire che l’essere.

I valori percentuali riguardanti i casi di neoplasie nei vari comuni della provincia di Pesaro e Urbino, portati a supporto delle dichiarazioni, sono frutto di una parziale e probabilmente non corretta elaborazione fatta sì, dal Gruppo salute, ma che impropriamente fotografano la realtà della problematica.

Il Gruppo salute, nell’incontro di Venerdì 16 Ottobre, si è limitato a commentare i dati trasmessi da ASUR, evidenziando come gli stessi, dovessero essere obbligatoriamente implementati da altri dati, sia riferibili alle neoplasie, ma anche all’aspetto anagrafico della popolazione presa in esame.

Se quei dati non vengono contestualizzati, non hanno alcun tipo di significato.

Non sentiamo, come membri di quel Gruppo salute, che il nostro impegno e il lavoro che stiamo condividendo alla causa, possano essere minimamente rappresentati,né dalle parole di quell’articolo, né in questa fase di studio.

Il messaggio che arriva ai lettori, ignari di quanto possa esserci dietro una faccenda così delicata, è che a San Costanzo si possa vivere meglio che in altri paesi della nostra provincia. Dall’analisi svolta fino ad oggi non possiamo neanche minimamente pensarlo. Troppe le variabili e le concause che probabilmente condizionano la formazione di queste neoplasie: le abitudini alimentari, gli stili di vita, la genetica e perché no, le condizioni ambientali del territorio dove si vive. Troppe le variabili che una mente obiettiva dovrebbe prendere in considerazione prima di “sparare” un dato, un giudizio, una sentenza (l’età, il sesso, il periodo di residenza in quel territorio, la tipologia di neoplasia accertata, ecc.).

Questi sono i dati che in seno Gruppo salute si è deciso di raccogliere e di analizzare nelle prossime settimane.

Se qualcuno ha voluto frettolosamente fregiarsi di una medaglia farlocca, “No grazie, noi non ci stiamo!”

 

 

Questo il comunicato congiunto dei capigruppo di minoranza

 

 

Mozione n. 2015-014

OGGETTO MOZIONE DI INDIRIZZO CON CARATTERE D’URGENZA: OSSERVAZIONI AL PIANO D’AMBITO GESTIONE DEI RIFIUTI – ATA 1 MARCHE NORD

Il Consiglio Comunale di San Costanzo

Premesso che

  • L’Assemblea legislativa della Regione Marche con Deliberazione amministrativa n. 128 del 14.04.2015 ha approvato il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR), pubblicato sul supplemento n. 4 al BUR n. 37 del 30.04.2015.

  • La legge regionale n. 24/2009 stabilisce che le Assemblee territoriali d’Ambito adottino entro un anno dalla data di approvazione dell’atto di adeguamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti (adozione nuovo piano), i rispettivi Piani d’Ambito al fine di definire il complesso delle attività e dei fabbisogni impiantistici necessari a garantire la gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilabili prodotti e raccolti dagli ambiti di rispettiva competenza.

  • In data 04 Agosto 2015 l’ATA dell’ ambito ATO 1 (Provincia di Pesaro-Urbino) ha preannunciato la necessità di approvare il piano d’ambito provinciale e che per avviare una discussione i sindaci avrebbero ricevuto con PEC di li a poco una Bozza di Documento Preliminare al Piano d’Ambito per la Gestione dei Rifiuti
  • Il Piano d’Ambito dovrà essere approvato entro 1 anno dalla data di adozione del Piano regionale (quindi entro il 30 Aprile 2016)

  • Il documento bozza riporta che i mesi di Agosto e Settembre 2015 sono quelli individuati per la raccolta delle Osservazioni dei Comuni

  • L’iter poi prevede:

    • Ottobre per redigere il testo definitivo del Documento Preliminare al Piano d’Ambito;

    • Primi di Novembre, approvazione del documento preliminare in assemblea e invio alla Regione per la verifica di conformità

Premesso inoltre che

In natura il concetto di rifiuto non esiste, in quanto tutto ciò che termina il proprio ciclo di vita naturale viene assorbito dall’ambiente e rimesso in circolo;

  • L’Unione Europea, con la direttiva 2008/98 CE, ha proposto un quadro giuridico volto a controllare tutto il ciclo dei rifiuti, dalla produzione allo smaltimento, ponendo l’accento sul recupero ed il riciclo e definendo anche le misure di prevenzione da adottare prima che una sostanza, un materiale o un prodotto diventino rifiuto;

  • Una corretta gestione del ciclo dei rifiuti implica il fatto che essi vengano considerati “materia prima secondaria”: in tal modo non solo è possibile trasformare il “problema rifiuti” nella risorsa “materia prima secondaria”, ma diventa possibile e vantaggioso il perseguimento dell’obiettivo “rifiuto zero”;

  • La combustione dei rifiuti sotto qualsiasi forma non distrugge il rifiuto ma lo trasforma, in rispetto della nota legge di Antoine – Laurent de Lavoisier, secondo cui “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” e che pertanto il processo di combustione del Combustibile Solido Secondario ricavato dai rifiuti (CSS) equivale alla sua trasformazione in fase gassosa che sarà poi dispersa in aria con preoccupanti pericoli per l’ambiente e per la salute dei cittadini;

Considerato che

La Direttiva 2008/98/CE del 19.11.2008 (art 16) sostiene principi di autosufficienza e prossimità da applicare nei territori degli stati membri;

  • La Direttiva 2008/98/CE ribadisce la scala gerarchica di gestione dei rifiuti (art. 4), intesa quale ordine di priorità della normativa e della politica in materia di prevenzione e gestione dei rifiuti, che risulta così
  • prevenzione;
  • preparazione per il riutilizzo;
  • riciclaggio;
  • recupero di altro tipo
  • smaltimento
  • Il Parlamento europeo nel marzo 2012 ha approvato una relazione contenente le linee guida per la “revisione del sesto programma d’azione ambientale in materia di ambiente e la definizione delle priorità per il settimo programma d’azione in materia di ambiente (PAA)”. In base a tale documento, il settimo PAA dovrà “descrivere in modo inequivocabile le sfide ambientali che l’UE si trova ad affrontare, tra cui l’accelerazione del cambiamento climatico, il deterioramento dell’ecosistema e il crescente ipersfruttamento delle risorse naturali”. Per quanto concerne l’utilizzo efficace e sostenibile delle risorse ed in particolare il tema rifiuti, il settimo PAA dovrà “prevedere la piena attuazione della legislazione sui rifiuti, in particolare il rispetto della gerarchia, garantendo coerenza con le altre politiche dell’UE. Il PAA dovrà fissare obiettivi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio più ambiziosi, tra cui una netta riduzione della produzione di rifiuti, un divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati, con riferimento alla gerarchia prevista nella direttiva quadro sui rifiuti e un divieto rigoroso di smaltimento in discarica dei rifiuti raccolti separatamente”.
  • La decisione n. 1386/2013/UE del parlamento europeo e del consiglio del 20 novembre 2013 su un programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente fino al 2020 «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta» stabilisce che :”…i rifiuti siano gestiti responsabilmente alla stregua di una risorsa e così da evitare pregiudizi alla salute e all’ambiente, la produzione di rifiuti in termini assoluti e i rifiuti pro capite siano in declino, le discariche siano limitate ai rifiuti residui (vale a dire non riciclabili e non recuperabili), in linea con i rinvii di cui all’articolo 5, paragrafo 2, della direttiva relativa alle discariche di rifiuti e il recupero energetico sia limitato ai materiali non riciclabili, tenuto conto dell’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva quadro sui rifiuti
  • l’art. 182 del Dlgs 152/2006 – Norme in materia ambientale , dispone, al comma 3, che “Lo smaltimento dei rifiuti è attuato con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento, attraverso le migliori tecniche disponibili e tenuto conto del rapporto tra i costi e i benefici complessivi, al fine di realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi in ambiti territoriali ottimali e permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti;
  • l’art. 182 del Dlgs 152/2006 – Norme in materia ambientale, dispone, al comma 5, cheè vietato smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti, fatti salvi eventuali accordi regionali o internazionali, qualora gli aspetti territoriali e l’opportunità tecnico-economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita lo richiedano. Sono esclusi dal divieto le frazioni di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata destinate al recupero per le quali è sempre permessa la libera circolazione sul territorio nazionale al fine di favorire quanto più possibile il loro recupero, privilegiando il concetto di prossimità agli impianti di recupero.
  • la Legge regionale 12 ottobre 2009 n. 24 prevede una gestione integrata dei rifiuti tramite 5 ATO che coincidono con il territorio di ciascuna provincia

Considerato che

Relativamente alla Raccolta Differenziata e il metodo Porta a Porta

  • la Bozza di Documento Preliminare al Piano d’Ambito:
  • Considera la raccolta porta a porta la scelta strategica per l’ottenimento delle più alte prestazioni di raccolta differenziata in termini di quantità e qualità. Infatti a pag. 22 riporta: “La valutazione della “bontà” della raccolta dei rifiuti non deve considerare unicamente i quantitativi di rifiuti intercettati ma anche la qualità degli stessi; per tale motivo le elevate rese di intercettazione dei rifiuti osservate nel caso di raccolte stradali devono essere valutate con attenzione. La raccolta differenziata di tipo porta a porta consente un maggior controllo dei conferimenti rispetto a quella stradale e ciò incentiva l’utente ad assumere un corretto e più attento comportamento nell’effettuare una raccolta che diventa anche di qualità. Nelle raccolte stradali, viceversa, si riscontra spesso un decadimento significativo della qualità del rifiuto che può anche andare a compromettere la recuperabilità dello stesso; il decadimento qualitativo del rifiuto raccolto interessa in primis la FORSU, seguita dalla plastica”.
  • Considera le prestazioni di RD conseguite strettamente correlate al modello di raccolta attivo. A pag. 21 “La provincia di Pesaro e Urbino si piazza dietro quelle di Macerata e Ancona. Il risultato è letto dalla Regione come effetto della minore diffusione del servizio di raccolta porta a porta.” E a pag. 22 “Le prestazioni di raccolta differenziata conseguite in ciascun Comune sono strettamente correlate al modello di raccolta attivo; in particolare l’analisi svolta mostra come la percentuale di raccolta differenziata raggiunta dal comune sia legata in particolar modo all’estensione del servizio porta a porta del rifiuto indifferenziato”.
  • a pag. 41 definisce i seguenti obiettivi di raccolta differenziata come livello minimo medio di ATO: conseguimento del 65% di differenziata per l’anno 2016 e del 70% di raccolta differenziata entro l’anno 2020
  • si propone di raggiungere a livello di ATA una percentuale minima di raccolta differenziata pari al 75% nel 2018 e all’85% nel 2020

Relativamente agli Scenari per il Trattamento di Rifiuto Indifferenziato possibili:

  • Il piano regionale per la gestione dei rifiuti (PRGR) e di conseguenza il Piano d’Ambito prevedono tre scenari possibili: inerziale, recupero di materia e recupero di energia.
  • A pag. 58, la Bozza di Documento Preliminare al Piano d’Ambito riporta: “La possibile articolazione del sistema impiantistico, che il Piano Regionale definisce nelle sue linee essenziali e che i PdA dovranno prevedere nel dettaglio, è riferita ai flussi prioritari, ovverosia:

al trattamento dei rifiuti organici da RD per quantitativi totali pari a circa 220.000 t/a;

alle modalità di trattamento del rifiuto indifferenziato residuo ed al suo smaltimento; si ricorda come si stia parlando, ad obiettivi di RD conseguiti, di circa 200.000 t/a di rifiuti pari a circa il 30% del totale del rifiuto prodotto a livello regionale.”

  • è opportuno che si ponga come unico obiettivo la riduzione, il riuso e il riciclo dei materiali, pertanto minimizzando lo scenario inerziale (conferimento in discarica) ed escludendo quello del recupero energetico (incenerimento) si punti decisamente sul recupero di materia: “tradotto”: nessuna nuova discarica, monitoraggio continuo di quelle in essere, nessun inceneritore possibile (auspichiamo che venga modificata la DGR 484 del 2013).
  • Si contestano i benefici presunti derivanti dalla combustione del CSS come sostitutivo del coke, in quanto l’analisi tiene conto solo delle emissioni clima-alteranti dei gas, ma non tiene conto della produzione di micro e nano particelle da metalli pesanti che deriverebbe dalla combustione del CSS, ossia si valuta solo parzialmente l’aspetto ambientale trascurando completamente l’aspetto sanitario che, nel caso dello scenario CSS, risulterebbe sicuramente penalizzato con un aggravio sulla spesa sanitaria regionale nel medio-lungo periodo.
  • La stimata e rinomata associazione medici per l’ambiente (ISDE) in data 05/02/2013 ha preso posizione sulla combustione dei rifiuti nei cementifici con un documento dove se ne evidenzia la forte pericolosità per l’ambiente e per la salute delle persone;
  • Inoltre, la Bozza di Documento Preliminare al Piano d’Ambito (riportando il PRGR) riporta anche che:
  • a pag.50 “Resta inteso che il Piano (PRGR) non fornisce indicazioni prescrittive in merito alle soluzioni che dovranno essere adottate a livello locale; tali soluzioni deriveranno da attente valutazioni ed analisi che dovranno essere condotte nei Piani d’Ambito.”
  • A pag. 57 “La declinazione a livello locale delle politiche delineate a livello regionale porterà quindi a valutare le diverse possibili modalità di conseguimento degli obiettivi e ad articolare le proposte gestionali sulla base delle opportunità offerte. Gli scenari delineati individuano quindi “percorsi tecnici” per l’evoluzione del sistema di trattamento che dovranno essere valutati nelle loro effettive possibilità di concretizzazione a livello di pianificazione subordinata.”
  • Si ritiene quindi che sia il Piano d’Ambito a dover valutare gli scenari e compiere le scelte pianificatorie
  • In particolare si ritiene:
    • che l’ ipotesi di Scenario CSS sia spinta da interessi economici in contrasto con quelli ambientali e di salute dei cittadini, orientati a garantire il fabbisogno di combustibile di impianti esistenti o pianificati
    • che occorra escludere su tutto il territorio regionale la realizzazione e l’esercizio di impianti di trattamento/smaltimento rifiuti tramite termovalorizzazione, evitando la produzione di Combustibile Solido Secondario (CSS);” il piano può infatti adottare obiettivi migliorativi rispetto a quelli individuati dal DGR n.484 del 3 aprile 2013.
    • che sia scorretto considerare il fabbisogno di trattamento del rifiuto indifferenziato residuo pari a circa il 30% del totale del rifiuto prodotto a livello regionale, in quanto questo rappresenta il caso peggiore in cui si troverebbe il territorio se la RD si fermasse solo al livello minimo di legge, mente esiste un elevato potenziale di crescere in RD (e quindi ridurre drasticamente il fabbisogno di impianti di trattamento del rifiuto indifferenziato residuo )
    • che si dovrà tenere contro di nuovi comportamenti virtuosi che subentreranno in seguito all’attivazione delle politiche di riduzione della produzione e incentivo alla raccolta differenziata nel momento di decidere la soluzione impiantistica. Diversamente ci si troverà costretti a frenare i miglioramenti della RD perché sono stati scelti impianti basati su scenari arretrati e si dovrà continuare a produrre rifiuto fino al loro ammortamento

Relativamente agli Impianti la Bozza di Documento Preliminare al Piano d’Ambito:

  • a pag. 45 riporta : «..si segnala in particolar modo la mancanza di disponibilità impiantistiche nelle province di Ancona e di Pesaro Urbino. Tale analisi fa quindi emergere la necessità di adeguamento ed ampliamento dell’impiantistica esistente nonché la necessità di prevedere nuovi impianti di recupero delle frazioni organiche; in particolare si sottolinea l’opportunità di valutare l’implementazione di impianti di digestione anaerobica che presentano il vantaggio di garantire, oltre che il recupero di materia, anche il recupero di energia.»
  • a pag. 111 si apprende che Marche Multiservizi S.p.A. ha previsto la realizzazione di un impianto di selezione e recupero rifiuti solidi urbani e rifiuti speciali non pericolosi in Località Fornace Vecchia,
  • a pag. 109 che l’ASET ha predisposto il progetto preliminare riguardante un impianto di trattamento meccanico-biologico dei Rifiuti Urbani Indifferenziati (RSU) e di digestione anaerobica e compostaggio della FORSU provenienti da raccolta differenziata, da ubicare presso il sito di discarica di Monteschiantello di Fano,

Rilevato inoltre che

La Bozza di Decreto sulla mappatura degli impianti di incenerimento (ai sensi dell’articolo 35, comma 1, dello Sblocca Italia) quali “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale” prevede 12 nuovi inceneritori in 10 diverse Regioni tra cui 1 nelle Marche,

Rilevato inoltre che

Il Gestore Marche Multi Servizi, consultato dall’ATA a riguardo, ha espresso alcuni pareri preoccupanti in relazione alle finalità complessive del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, che lo stesso ATA riporta nel capitolo delle Criticità, in particolare:

    • Relativamente al tema dell’unica ATO regionale, a pag. 104: “La prima criticità che emerge dall’esame del piano regionale e dal confronto avviato con i soggetti gestori riguarda l’aspetto, politico-istituzionale. Nell’affrontare lo scenario di piano, il documento regionale pur partendo dall’ovvia constatazione che la legge regionale ha articolato il territorio in cinque ATO, propone una propria visione strategica circa l’evoluzione del quadro istituzionale prefigurando una sola ATO regionale. (…) Tale valutazione è condivisa anche dal gestore dei servizi MMS che nel contributo che abbiamo richiesto esplicita le proprie valutazione sullo scenario futuro nei seguenti termini: “Il piano dei rifiuti dovrebbe promuovere l’obiettivo di superare nel tempo l’attuale struttura degli ATO su base provinciale e, di conseguenza dimensionare la gestione dei servizi di raccolta, dei trattamenti e degli smaltimenti finali (discarica e/o inceneritori) in un’ottica di bacino regionale o extraregionale (…)””
    • Relativamente al tema della raccolta Porta a Porta, a pag. 106: “MMS rileva: (…) “Si ritiene opportuno prevedere obiettivi di raccolta differenziata senza imporre come unico metodo la raccolta porta a porta, al fine di permettere il contenimento dei costi a carico di cittadini ed imprese.””

Ritenuto che

La gestione dei rifiuti è una scelta politico-amministrativa di primaria rilevanza, che impatta l’ambiente, l’amministrazione e la comunità tutta a diversi livelli, sia in termini di tutela, che di benessere che di potenziale economico. Richiede quindi una visione strategica sostenibile e innovativa a medio e lungo termine e il coraggio di attuarla.

  • In ogni caso la gestione dei rifiuti non può essere soggetta agli interessi e richieste dei gestori, specialmente quando i gestori sono espressioni di una rilevante componente privatistica.
  • la gestione dei rifiuti del territorio dovrebbe essere quanto più possibile coerente con la Strategia Rifiuti zero di cui alla proposta di Legge Rifiuti Zero: per una vera società sostenibile”, sostenuta due anni fa da 1.275 cittadini della provincia di Pesaro e Urbino, la cui finalità è l’azzeramento della produzione dei Rifiuti Soldi Urbani mediante l’applicazione dei seguenti provvedimenti (Dieci passi verso Rifiuti Zero):
  1. Separazione alla fonte: organizzare la raccolta differenziata. La gestione dei rifiuti non è un problema tecnologico, ma organizzativo, dove il valore aggiunto non è quindi la tecnologia, ma il coinvolgimento della comunità chiamata a collaborare in un passaggio chiave per attuare la sostenibilità ambientale.
  2. Raccolta porta a porta: organizzare una raccolta differenziata “porta a porta”, che appare l’unico sistema efficace di RD in grado di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote percentuali superiori al 70%. Quattro contenitori per organico, carta, multi materiale e residuo, il cui ritiro è previsto secondo un calendario settimanale prestabilito.
  3. Compostaggio: realizzazione di un impianto di compostaggio da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori.
  4. Riciclaggio: realizzazione di piattaforme impiantistiche per il riciclaggio e il recupero dei materiali, finalizzato al reinserimento nella filiera produttiva.
  5. Riduzione dei rifiuti: diffusione del compostaggio domestico, sostituzione delle stoviglie e bottiglie in plastica, utilizzo dell’acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia), utilizzo dei pannolini lavabili, acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari, sostituzione degli shoppers in plastica con sporte riutilizzabili.
  6. Riuso e riparazione: realizzazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione degli edifici, in cui beni durevoli, mobili, vestiti, infissi, sanitari, elettrodomestici, vengono riparati, riutilizzati e venduti. Questa tipologia di materiali, che costituisce circa il 3% del totale degli scarti, riveste però un grande valore economico, che può arricchire le imprese locali, con un’ottima resa occupazionale dimostrata da molte esperienze in Nord America e in Australia.
  7. Tariffazione puntuale: introduzione di sistemi di tariffazione che facciano pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere. Questo meccanismo premia il comportamento virtuoso dei cittadini e li incoraggia ad acquisti più consapevoli.
  8. Recupero dei rifiuti: realizzazione di un impianto di recupero e selezione dei rifiuti, in modo da recuperare altri materiali riciclabili sfuggiti alla RD, impedire che rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica pubblica transitoria e stabilizzare la frazione organica residua.
  9. Centro di ricerca e riprogettazione: chiusura del ciclo e analisi del residuo a valle di RD, recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio, finalizzata alla riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili, e alla fornitura di un feedback alle imprese (realizzando la Responsabilità Estesa del Produttore) e alla promozione di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.
  10. Azzeramento rifiuti: raggiungimento entro il 2020 dell’azzeramento dei rifiuti, ricordando che la strategia Rifiuti Zero si situa oltre il riciclaggio. In questo modo Rifiuti Zero, innescato dal “trampolino” del porta a porta, diviene a sua volta “trampolino” per un vasto percorso di sostenibilità, che in modo concreto ci permette di mettere a segno scelte a difesa del pianeta.
  • La Strategia Rifiuti Zero è una strategia possibile ed attuabile come dimostrano da anni ormai tanti casi di Comuni e Consorzi che la hanno adottata sia in Italia che in Europa che nel mondo e consente di raggiungere livelli di raccolta differenziata, tra i quali i Comuni aderenti al Consiglio di Bacino Priula, che attraverso la società Contarina S.p.A. – società in house providing a completa partecipazione pubblica (http://www.contarina.it) – hanno raggiunto l’85% di raccolta differenziata su un territorio di 1300 kmq e 554.000 abitanti in 50 Comuni serviti

Ritenuto quindi che

  • Ciascun ATA possa e debba mantenere una autosufficienza a livello provinciale, così che tutte le comunità siano più responsabilizzate, i processi decisionali più prossimi e non succubi di logiche e di interessi economici privati, le necessità di movimentazione dei rifiuti ridotte

  • Attraverso l’adozione seria, completa ed estesa della Strategia Rifiuti Zero è effettivamente possibile portare la percentuale di Rifiuto Indifferenziato di scarto prossima allo Zero, cioè a pochi punti percentuali, in particolare:

    • attraverso il ricorso al Metodo di raccolta del “porta a porta” spinto fino all’introduzione della tariffa puntuale ed accompagnato da appropriate ed estese campagne di informazione e comunicazione è possibile portare le percentuali di raccolta differenziata di qualità a percentuali superiori al 85%;

    • eventualmente attraverso l’introduzione di impianti di recupero dei rifiuti è possibile ulteriormente recuperare materia sfuggita alla RD.

  • Risulta quindi in prospettiva di medio-lungo termine inutile ed insostenibile (oltre che dannoso sia a livello sanitario che ambientale ) ipotizzare impianti finalizzati alla produzione di CSS, in quanto in prospettiva –con una attenta applicazione della Strategia Rifiuti Zero- andrà a ridursi quasi a zero la sussistenza di Rifiuto Indifferenziato .

  • Sia non condivisibile l’approccio presentato nel piano che dimensiona il fabbisogno impiantistico sul raggiungimento dei livelli minimi di RD di legge, invece di spingere le azioni pianificatorie verso l’ampio superamento di questi livelli minimi.

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

  • A farsi portatore nelle occasioni in cui sarà coinvolto di quanto riportato in premessa

  • Ad inviare in sede ATA le seguenti osservazioni alla Bozza del Documento Preliminare al Piano d’Ambito per la Gestione dei Rifiuti:

OSSERVAZIONE 1 – ATA REGIONALE

Si respinge il progetto di una sola Ata regionale, e si richiede il mantenimento della gestione d’ambito provinciale dei rifiuti, che garantisce i principi di autosufficienza degli ambiti, di riduzione della movimentazione dei rifiuti previsti dalla legislazione comunitaria, nazionale e regionale, e di prossimità dei processi decisionali

OSSERVAZIONE 2 – RACCOLTA DIFFERENZIATA E METODO PORTA A PORTA

  • Si ritiene che il metodo di raccolta porta a porta debba essere adottato da tutti i comuni.

  • Si propone inoltre di modificare come segue gli obiettivi di raccolta differenziata:

    • 2018: conseguimento, come livello minimo medio di ATO, del 75% di raccolta differenziata;

    • 2020: conseguimento, come livello minimo medio di ATO, del 85% di raccolta differenziata..»

  • Si ritiene di dover orientare la raccolta differenziata in ogni Comune verso l’introduzione della tariffazione puntuale ovvero basata sul criterio “chi produce meno rifiuti e fa meglio la raccolta differenziata paga di meno”.

OSSERVAZIONE 3 – FORSU (Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani)

PER IL TRATTAMENTO DEL FORSU si ritiene necessario:

  • ridurre alla fonte la produzione di FORSU con politiche regionali che evitino gli sprechi alimentari

  • promuovere con incentivi (sia ai cittadini che ai comuni) il compostaggio su piccola scala (domestico, condominiale di quartiere) per ridurre la quantità totale da trattare in grandi impianti (adatto al nostro contesto territoriale in quanto le % di utenze domestiche potenziali sono crescenti in relazione al ridursi della popolazione comunale e della dimensione del centro abitato)

  • indicare il compostaggio aerobico tradizionale come scelta prioritaria

  • ammettere la digestione anaerobica (DA) della sola FORSU prodotta all’interno dell’Ato «da considerarsi invece scelta di secondo livello rispetto al compostaggio tradizionale» (parere ISDE 2015)

  • proibire, in caso di previsione di impianti di digestione anaerobica, l’ingresso di qualsivoglia altra tipologia di materiale e prevedere obbligatoriamente il compostaggio del digestato prodotto

  • evitare la combustione in loco del biogas prodotto e richiedere obbligatoriamente la sua purificazione a biometano (da immettere in rete)

OSSERVAZIONE 4 – IMPIANTI

  • Si ritiene inopportuno lo smaltimento finale in discarica in un’ottica di bacino regionale.

  • Il Piano provinciale dei rifiuti deve farsi carico di una adeguamento del sistema impiantistico al fine di raggiungere l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi.

  • Si ammette il conferimento di rifiuti da altre province delle Marche solo in una fase transitoria e solo se provenienti da comuni che hanno raggiunto almeno l’ 80% di raccolta differenziata

  • Si ritiene che il futuro impianto a Monteschiantello, nell’ambito di un’auspicabile politica di riduzione della produzione di rifiuti, debba essere realizzato esclusivamente per:

    • soddisfare il conferimento di FORSU e di Verde della provincia (salvo verifica che non sia conveniente un secondo impianto)

    • produrre Biometano depurato da immettere in rete, escludendo il biogas

OSSERVAZIONE 5 – TMB (Trattamento meccanico biologico)

  • Non si ritiene necessario prevedere ulteriori impianti per il TMB (Trattamento meccanico biologico) in quanto il metodo di raccolta Porta a porta spinto non genera rifiuto indifferenziato, ma solo secco residuo (da trattare negli impianti per il TM (Trattamento meccanico).

  • Si ritiene altresì che anche l’impianto esistente per il TMB di Cà Lucio, una volta esteso il Porta a porta spinto in tutti i Comuni dell’ATO, debba essere riconvertito.

OSSERVAZIONE 6 – COMBUSTIONE E INCENERITORI

  • Si respinge con forza il progetto di realizzazione di un inceneritore nelle Marche.

  • Si richiede di vietare la produzione da rifiuti di Combustibile (anche CSS) e la combustione dei rifiuti sotto qualsiasi forma (anche CSS) andando di fatto a scartare lo Scenario CSS.

OSSERVAZIONE 7 – AVVIO DI VAS

Si ritiene che la procedura di VAS non possa essere avviata in assenza del Rapporto Ambientale e della previsione impiantistica

OSSERVAZIONE 8 – INTERVENTI RIDUZIONE RIFIUTI E RECUPERO

  • Si chiede – in vista della individuazione degli interventi- di potenziare il piano di investimenti, sugli interventi che possano contribuire alle prime due linee di azione: riduzione della produzione dei rifiuti e sostegno del recupero.

  • In particolare si propone di prevedere di aumentare considerevolmente i centri di riuso, e prevedendo agevolazioni per la realizzazione di fontanelle pubbliche e/o case dell’acqua, fortemente carenti in questo territorio. Si chiede che il piano indichi la realizzazione di 1 fontanella pubblica e/o casa dell’acqua ogni 5.000 abitanti e di 1 centro del riuso ogni 10.000 abitanti, al fine di dare concreta attuazione alla fondamentale politica di prevenzione della produzione del rifiuto. Occorre sottolineare che ogni investimento applicato alla prevenzione della produzione di rifiuti comporta una diminuzione automatica dei costi delle altre voci di investimento producendo risparmi certi, stabili e sensibili.

  • Occorre introdurre sistemi premianti e/o di agevolazione nelle tariffe comunali, per quei soggetti che adottino pratiche per la prevenzione e riduzione dei rifiuti all’origine quali, ad esempio, vendita di merci sfuse o con imballaggi biodegradabili.

  • Si richiede di definire nel dettaglio gli investimenti per campagne di informazione volte alla promozione dei comportamenti e scelte che contribuiscono alla riduzione dei rifiuti e sostegno del recupero, in particolare promozione del compostaggio domestico, dell’uso dell’acqua del rubinetto, dell’acquisto consapevole di prodotti alla spina, del riutilizzo,

  • Si richiede di definire nel dettaglio altri investimenti possibili nella prospettiva della riduzione della produzione di rifiuti.

Movimento 5 Stelle San Costanzo

Giovanni Furlani

Mozione n. 2015-013 del 9 Settembre 2015

OGGETTO MOZIONE DI INDIRIZZO CON CARATTERE D’URGENZA: ELEZIONE DI CONSIGLIERE DI SOCIO PUBBLICO NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI MARCHE MULTISERVIZI SPA

Premessa

– il Comune di San Costanzo è socio in Marche Multiservizi S.p.A;

– l’Art 15 (Consiglio di Amministrazione) dello Statuto Sociale di Marche Multiservizi prevede che la società sia amministrata da un Consiglio di Amministrazione composto da 7 membri, ivi compresi il presidente e l’amministratore delegato, di cui:

. 2 consigliere nominati dal Comune di Pesaro

. 1 consigliere nominato dalla Provincia di Pesaro e Urbino

. 1 consigliere nominato dal Comune di Urbino

. 1 consigliere nominato da tutti gli altri comuni soci

. 2 consiglieri nominati dal socio provato Hera Comm. Marche

– con nota prot. N. 9702 del 3/07/2015, Marche Multiservizi S.p.A. comunica ai soci che, in attuazione alle deliberazioni assunte dal Consiglio di Amministrazione, nel mese di settembre 2015 convocherà un’assemblea straordinaria per deliberare in merito alle proposte di modifica dell’art. 15 (Consiglio di Amministrazione);

Considerato che:

– la sostituzione di un consigliere di un socio pubblico con un consigliere di un socio privato nel consiglio di amministrazione di una società partecipata che gestisce servizi di utilità pubblica a rilevanza economica è una scelta che si contrappone evidentemente a quanto espresso dalla volontà popolare con il referendum del 2011;

– i comuni soci, ad esclusione di Pesaro e Urbino, che già nominano propri consiglieri nel Consiglio di Amministrazione, sono numerosi e rappresentati attualmente da un solo consigliere.

Tutto ciò premesso e considerato:

il Consiglio Comunale di San Costanzo impegna il Sindaco o il suo delegato nell’assemblea dei soci di Marche Multiservizi S.p.A. ad esprimere, in sede di assemblea dei soci convocata per la designazione del nuovo Consigliere, la propria preferenza per un consigliere di nomina da parte di un socio pubblico, ovvero che tutti i Comuni soci, ad eccezione dei Comuni di Pesaro e Urbino, possano nominare due consiglieri nel Consiglio di Amministrazione.

Movimento 5 Stelle San Costanzo

Giovanni Furlani

Mozione n. 2015-010

Premessa
– Vista la proposta di delibera del Consiglio Comunale n. 14 del 7 Maggio 2015 avente come oggetto – Legge regionale n. 30 del 28-12-2011 “disposizioni in materia di risorse idriche e di servizio idrico integrato”, riorganizzazione delle assemblee di ambito. sottoscrizione convenzione – ;
– Vista la diffida emessa dalla Regione Marche in occasione della di giunta regionale del 13.05.2015 dove, con la delibera n. 411 si invitano gli enti ad approvare lo schema di convenzione entro 40 giorni dal ricevimento della stessa, pena il commissariamento;
– Vista l’impossibilità di ridiscutere ed apportare modifiche sullo scherma di convenzione proposto, dato l’ormai limitato tempo a disposizione;
Propone
Come Movimento 5 Stelle di San Costanzo che il Consiglio Comunale si impegni a far sì che il Sindaco, in sede di costituzione dell’AATO, possa sottoporre le seguenti migliorie e/o integrazioni, allo schema di convenzione tipo:
1) Il nuovo AATO, “Ente atipico, che ha personalità giuridica di diritto pubblico” (pag. 13 DGR 1692/13) dovrà essere dotato di uno Statuto;
2) Lo Statuto dovrà prevedere, per quanto riguarda la validità delle sedute, (art. 6, comma 5, dello schema di convenzione tipo) la presenza di componenti che rappresentino almeno la maggioranza delle quote percentuali di partecipazione all’AATO, oltre alla presenza di un numero di componenti che rappresentino almeno 30 dei 59 Comuni costituenti. Inoltre si dovrà prevedere che le decisioni dell’Assemblea, per essere valide, (Art. 6, comma 6, dello schema di convenzione tipo) debbano essere assunte con il voto favorevole di un numero di componenti che rappresentino, sia la maggioranza delle quote di partecipazione presenti, che la maggioranza del numero dei Comuni presenti (doppia maggioranza).
Questa proposta permetterebbe un maggior peso decisionale per i comuni con piccole percentuali, stimolandone la loro partecipazione ed evitando così, che la sola presenza o volontà di quei comuni con quote importanti (p.e. Pesaro, Fano e Urbino) possa condizionare le scelte prese in sede di assemblea.
3) Lo Statuto dovrà prevedere che l’Assemblea possa essere convocata, oltre che dal Presidente, (art. 8 comma 7, lett. “a” dello schema di convenzione tipo), ma anche da 1/10 dei Comuni (5), e che la sua convocazione e i relativi materiali dei punti all’O.d.G. siano inviati ai Sindaci e resi pubblici sul sito dell’AATO con almeno 10 giorni di anticipo;
La possibilità di convocazione delle assemblee da parte di un numero ridotto dei comuni, permetterebbe a questi di portare a confronto, ed in discussione, problematiche territoriali circoscritte che, altrimenti, poco interesserebbero la maggioranza degli altri comuni. Inoltre la consegna del materiale all’ordine del giorno in anticipo di dieci giorni sulla data fissata, permetterebbe ai comuni associati, un buon periodo di tempo nel quale informarsi e raccogliere le informazioni necessarie alla preparazione della discussione in assemblea.
4) Lo statuto dovrà prevedere che l’Assemblea possa scegliere il luogo di riunione anche con formula itinerante tra gli spazi messi a disposizione dai Comuni facenti parte dell’AATO;
Il vantaggio di questa soluzione, sarebbe quello innanzitutto di permettere ai cittadini residenti nei comuni interessati, di poter partecipare alle assemblee, senza dover per forza raggiungere Pesaro. Oltre a questo, gli stessi comuni potrebbero risultare più interessati alla partecipazione.
5) Lo Statuto dovrà specificare che le Assemblee debbano essere pubbliche, prevedendo, altresì la loro registrazione audio da condividere nel sito dell’AATO;
È chiaro lo scopo di permettere agli interessati, di assistere alle assemblee. Per coloro che non dovessero riuscire nell’intento, vuoi per problemi di spostamento, vuoi per impedimenti temporali, le registrazioni risulterebbero essere un ottimo mezzo di informazione.
6) Lo Statuto dovrà prevedere la Consulta degli utenti di cui all’art.4 comma 1 della Legge regionale 30/2011;
7) Lo Statuto dovrà chiarire le modalità di conferimento delle infrastrutture all’AATO e al gestore, affinché ne sia garantita in ogni caso la proprietà pubblica, comprese quella delle infrastrutture realizzate dal gestore durante il periodo di affidamento;
Questo forse è il punto più delicato: di chi sono le infrastrutture realizzate dal gestore? Come ritorneranno in possesso dell’Ente? A quali condizioni?
8) Lo Statuto, trattando gli affidamenti della gestione del servizio idrico integrato, dovrà richiamare tutte le modalità utili previste dalle leggi in vigore, con riferimento puntuale agli artt. 113 e 114 del Testo Unico degli Enti Locali D.L.vo n. 267/2000.

Mozione n. 2015-004 – 22.04.2015

OGGETTO  : Variazione Art. 9, Art. 40 e Art. 41 comma 1 del Regolamento del Consiglio Comunale

Premessa

Il Regolamento del Consiglio Comunale in vigore dal 24 Dicembre 2001 definisce, in particolare con l’articolo 40 “Avviso di convocazione – consegna – modalità”, le modalità appunto di convocazione del Consiglio stesso.

Nel dettaglio al comma 1 “L’avviso di convocazione del Consiglio, con l’ordine del giorno, deve essere consegnato al domicilio dei consiglieri, a mezzo di un messo comunale” e al comma 2 “Il messo rimette alla segreteria comunale la dichiarazione di avvenuta consegna, contenente l’indicazione del giorno e dell’ora in cui la stessa è stata effettuata e la firma del ricevente. La dichiarazione di avvenuta consegna può avere forma di elenco – ricevuta, comprendente i destinatari, sul quale vengono apposte le firme del ricevente e del messo. I documenti predetti sono conservati a corredo degli atti dell’adunanza consiliare.”

 

Lo stesso Regolamento del Consiglio Comunale, con l’articolo 41 “– Avviso di convocazione – Consegna – termini”, definisce al comma 1 i tempi di consegna della convocazione per le adunanze ordinarie: “L’avviso di convocazione per le adunanze ordinarie deve essere consegnato ai consiglieri almeno cinque giorni interi e liberi prima di quello stabilito per la riunione.”

Sempre nel Regolamento del Consiglio Comunale, l’articolo 9 – “Conferenza dei capi gruppo”, non si fa alcun riferimento alle modalità di convocazione, né i tempi della stessa.

 

Obiettivi

Mettere in condizione ciascun Consigliere di informarsi, valutare al meglio ed eventualmente richiedere materiale e consulenze a supporto dei temi e degli argomenti trattati all’ordine del giorno del Consiglio Comunale, così da poter esprimere la propria posizione al voto, frutto di una completa informazione e alla ponderata valutazione sua e dei propri collaboratori.

 

La nostra proposta

In riferimento all’articolo 40 comma 1 e 2, ad integrazione di quanto su indicato, alla luce delle nuove tecnologie a disposizione, richiediamo la modifica  di tale sezione del regolamento, inserendo la possibilità di convocazione al Consiglio, anche tramite e-mail, preferibilmente con posta certificata, così da validare quanto già in uso, che, stante all’attuale Regolamento, risulterebbe non regolamentare.

L’utilizzo di posta certificata, comproverebbe all’Ente, l’avvenuto recapito, ricezione e lettura, con anche la tracciatura anche dei tempi.

In merito all’articolo 41, comma 1, proponiamo di estendere i termini di convocazione delle adunanze ordinarie, dagli attuali cinque giorni interi e liberi prima di quello stabilito per la riunione, a dieci giorni interi e liberi prima di quello stabilito per la riunione.

Ad integrazione dell’articolo 9, proponiamo l’inserito delle modalità di convocazione della Riunione dei capigruppo, utilizzando le stesse modalità e termini richieste per il Consiglio Comunale, che precedentemente abbiamo descritto.

 

Giovanni Furlani

Mozione n. 201501 – 26.02.2015

 

Premessa

Anche nel nostro piccolo e piacevolissimo territorio, dove la natura dovrebbe farla da padrone, lontano da insediamenti industriali, trafficatissime vie di comunicazione o dove  la genuinità si chiude a riccio dall’attacco dei “Junk food”, cibi spazzatura, sempre più spesso, purtroppo, nostri concittadini devono vedersela con quei mali che ti segnano per sempre, segnano per sempre te ed i tuoi cari.

Ancora più rabbia si scatena in te, se ad essere colpiti sono i giovani, i ragazzi, i bambini.

Non che le persone più in là con gli anni, valgano meno, ma se sono i giovanissimi ad essere colpiti, inconsciamente vai a ricercare di sapere se, in quella parte del cammino della vita che tu hai già percorso, tu sia corresponsabile dell’accaduto.

Generalmente è difficile trovare delle proprie responsabilità sul passato, ma questo non significa che non dobbiamo far niente per il loro e nostro futuro.

Obiettivi

Come Movimento 5 Stelle San Costanzo, ma ancor prima come cittadini sancostanzesi, vorremmo scattare una fotografia alle condizioni ambientali, nelle quali viviamo. Capire che acqua beviamo, che aria respiriamo, che tipo di “nostranità” hanno le verdure dei nostri orticelli, le uova dei nostri pollai, i frutti dei nostri alberi, o di quanto amianto abbiamo nel nostro territorio e dove.

Le chiacchiere da bar nelle scorse settimane, hanno evidenziato come in certe zone, sembrerebbero più concentrati questi casi di malattie che in altre: solo chiacchiere? Coincidenze? Allarmismo?

La nostra proposta

Istituzione di una commissione non retribuita, che coinvolga l’amministrazione, gli operatori sanitari del paese (medici di base e farmacie) e un membro di ogni forza politica del paese, alla quale affidare l’incarico di analizzare la situazione, di concerto con l’AUSL locale, e di mettere in atto ogni azione utile e necessaria, al fine di individuare le cause e prevenire un’ulteriore escalation del problema.

 

 

Nello specifico indichiamo i seguenti punti operativi:

  1. Chiedere ed analizzare i dati statistici relativi alle malattie di tipo oncologico relativi al nostro territorio comunale e metterlo in relazione ai dati provinciali e regionali al fine di avere un quadro dettagliato della situazione;
  2. Creare una mappa del territorio indicando in essa i casi riscontrati di malattie oncologiche, al fine di verificare eventuali concentrazioni geografiche allo scopo di facilitare l’eventuale ricerca delle cause in alcune zone del territorio comunale piuttosto che in altre
  3. Predisporre prelievi ed analisi di acque, di  terreni, e di aria su più zone del territorio comunale, al fine di individuare eventuali anomalie compatibili con le eventuali cause;
  4. Varie ed eventuali.

Conclusioni

Il Movimento 5 Stelle San Costanzo, chiede ai membri del Consiglio Comunale, di votare questa mozione, al fine di dimostrare ai cittadini la reale volontà di agire in prima persona e non di rimanere in attesa che altri decidano per la sorte della salute degli abitanti del nostro paese.