“Corado, do’ ha rott l’acqua?” Corado:”In ti tub!!”

L’occasione per scrivere questo mio piccolo passaggio me lo dà lo stato della nostra rete idrica. Negli ultimi due mesi ho personalmente segnalato al nostro gestore del servizio rete idrica, almeno quattro grosse rotture. Il gestore da par suo prende in carico la segnalazione e, con i suoi tempi e la sua organizzazione, interviene e ripara.

L’ultima mia segnalazione risale a sabato alle 19:30 con la quale ho segnalato una grossa perdita in Via Martiri della Resistenza, teatro di altre tre riparazioni nell’ultimo mese circa, sintomo che probabilmente è la condotta in condizioni critiche. A distanza di più di ventiquattro ore la perdita è ancora lì, a sversare litri e litri di acqua dalla rete direttamente alla fogna, in contrasto all’ordinanza che a noi cittadini, regolamenta e limita l’utilizzo di acqua potabile per tutte quelle attività non direttamente riconducibili al consumo umano. Già ventiquattro ore dalla segnalazione e tutto quello che il gestore è riuscito a fare è limitato ad una freccia di vernice rossa sull’asfalto, come a voler indicare un passaggio di qualche incaricato, una conferma dell’effettiva emergenza, una localizzazione certa.

Allora la mia mente torna indietro nel tempo, quando questo servizio era gestito internamente dal nostro Comune, quando nella mente di quelli che chiamavamo “i fontanar”, erano memorizzate tutte le condotte, le valvole, le derivazioni che permettevano la distribuzione di quella ricchezza chiamata acqua.

Erano altri tempi. I tempi in cui non era necessario telefonare per segnalare un guasto, perché tu te ne accorgevi nel momento in cui dal tuo rubinetto iniziava a filare, conseguenza dell’intercettazione della linea, perché i lavori erano già iniziati. Corado de’ Budell, Zeno del Goff, Camilett o Fiorenzo, erano pronti a qualsiasi ora con qualsiasi strumento ad intervenire tempestivamente per fermare la fuga di quell’acqua, che noi addirittura bevevamo. Spesso, in cambio del loro pronto intervento, del loro attaccamento alla professione, del buon esito sul lavoro svolto, si faceva girare un bottiglione di vino con un paio di bicchieri, come a dire “l’acqua l’abbiamo ridata, ma a noi piace più il vino”.

Oggi non è più così. La gestione non è più interna al Comune ma ceduta a chi ne fa un business. Non sarà certamente il gestore che pagherà i metri cubi di acqua sprecati e poco a lui importa se a San Costanzo c’è questa emergenza; tra i tanti comuni e reti gestite, probabilmente ci saranno altre priorità ed altre urgenze…. forse; ma è il gestore che dovrebbe intervenire con tutte quelle azioni a livello impiantistico, atte a riparare o a migliorare lo stato delle cose. Noi le aspettiamo, come aspettiamo l’intervento in Via Martiri della Resistenza, ma lasciatecelo dire: “A noi i fontanar piacevano di più”.

Peccato, io ci credevo!!

Martedì scorso in sede di Consiglio Comunale, avevo proposto una mozione per l’adozione dell’APP “Decoro Urbano”; uno strumento in grado di segnalare sul proprio territorio, criticità problematiche o semplici segnalazioni relative a imbrattamenti, segnaletiche, rifiuti, verde pubblico ecc..

Di per sé il funzionamento è semplice; si scarica l’APP sullo smartphone o sul PC, ci si registra e, da quel momento, si è ufficialmente iscritti ed operativi.
Per segnalare la problematica poi, se si è in possesso della versione smartphone, sarà sufficiente scattare una foto con il localizzatore GPS attivo, definire la categoria e la tipologia di problematica, ed inviare la segnalazione.

Un moderatore della piattaforma “Decoro Urbano” ricevuta immediatamente la segnalazione, valuterà se questa risulta essere pertinente e classificabile tra le categorie per cui il servizio è preposto e, in caso positivo, inoltrerà la segnalazione sia alla piattaforma “Decoro Urbano” che al destinatario finale: il Comune nella persona del responsabile della manutenzione. A questo punto l’incaricato provvederà con la propria organizzazione, con i propri mezzi e con le proprie risorse, a gestire queste segnalazioni unitamente a quelle che parallelamente continueranno ad arrivare attraverso i canali soliti quali l’e-mail, le telefonate, le visite di persona, ecc..

L’adozione dell’APP avrebbe messo a disposizione della nostra comunità un metodo semplice, veloce, contemporaneo di segnalare tempestivamente le criticità del nostro territorio, e non di crearne nuove.

Anche durante la discussione in Consiglio più volte ho ribadito il concetto per cui se sul territorio è presente una criticità, fino a quando non la si affronta e risolve, la criticità rimane.

Il Sindaco, nel motivare il voto unanime contrario dell’intera maggioranza, si è appellato sia alla mancanza di personale dell’ufficio tecnico in grado di gestire l’APP, che alla carenza di operai in grado di risolvere fisicamente le criticità segnalate, rendendone inutile l’adozione.

Ho cercato di ribadire ancora una volta che la presenza della criticità prima o poi vada affrontata e risolta, pertanto prima la segnalo e più tempo ho per organizzarne la sua risoluzione; nell’evidenziare come le motivazioni di voto date, cozzassero con la mia apparente logica (se è vero che meno segnalazioni arrivano, è altrettanto vero che meno interventi occorrerà organizzare, ma sicuramente a molte criticità non si fa fronte) ho, a mia insaputa, interpretato in modo deviato le espressioni del nostro primo cittadino, suscitando in lei un leggero risentimento.

Vi invito, non appena saranno condivise le registrazioni audio del Consiglio Comunale a riascoltare gli interventi così da farvene una propria opinione personale.

Il voto contrario lascia tutto così com’è senza pertanto aggiungere l’interfaccia 2.0 ormai in mano a quasi la totalità dei cittadini che continuerà ad essere utilizzata tra l’altro per selfie e post sui social.

Peccato, io ci credevo!!!

Giovanni Furlani

Comunicazione al C.C. n. 2016-002

Gent.mo Segretario, gent.mo Sindaco e gent.mi assessori e colleghi consiglieri,
a distanza di più o meno due anni dal nostro insediamento, mi sento in dovere di rivolgermi oggi a Voi, in questa seduta di Consiglio, per cercare di condividere alcune mie preoccupazioni e problematiche incontrate in questo ultimo periodo, nello svolgimento delle mie mansioni di cittadino, di pubblico ufficiale e di portavoce in Consiglio Comunale e capire quali migliorie attuare per poter meglio contribuire ad amministrare il nostro Comune.
Per farlo al meglio, abbiamo a disposizione delle normative europee, nazionali e regionali, statuti e regolamenti comunali oltre ad azioni dirette quali ordinanze, delibere di giunta e di consiglio.
L’applicazione alla lettera e l’utilizzo di questi strumenti che ho appena elencato, diventano imprescindibili nell’eventualità si miri ad un governo equo, corretto ed intransigibile.
A questi tutti noi cittadini dobbiamo riferirci per poter convivere nel rispetto sì delle regole ma, soprattutto, nel rispetto degli altri e della comunità tutta.
Diventa allora importante che questi strumenti siano redatti nel modo più attento e preciso possibile e, la loro totale applicazione, condizione unica da rispettare da parte di ogni singolo cittadino e ancor più per noi amministratori.
Una delle mie prime proposte come portavoce in Consiglio Comunale, fu la mozione 2015-04 dell’aprile 2015, dove tra le altre richieste c’era quella di modificare l’art. 40 del “Regolamento del Consiglio Comunale” “aggiornando” quanto descritto al comma 1 e comma 2, in merito alle modalità di convocazione dei consigli comunali; la mia mozione non passò per 8 voti contrari contro i 3 favorevoli, ma in quella discussione mi informaste di come già lo Statuto Comunale, prevedesse metodi più contemporanei a quello del messo citato nel regolamento del Consiglio Comunale. Ma visto che a novembre 2015 si sono apportate modifiche importanti allo stesso Regolamento del Consiglio (quelle relative alla registrazione audio dei C.C.), non era forse il caso di riportare le modifiche anche dell’articolo 40, già passate in Consiglio?
Sempre nello stesso Regolamento all’art. 26 si fa riferimento ai diritti di accesso agli atti da parte dei consiglieri Comunali. Cito questo articolo poiché il 24 Giugno scorso, tramite posta elettronica, ho richiesto copia di un’ordinanza. Cinque giorni dopo, sempre tramite e-mail ho richiesto una previsione dei tempi di evasione alla mia richiesta. Non avendo ricevuto alcuna risposta alle mie e-mail, l’indomani ho contattato telefonicamente la segreteria chiedendo un aggiornamento sullo stato della mia pratica. In risposta mi è stato detto che si era in attesa del consenso del Sindaco per poter rilasciare copia del documento. Recatomi di persona in segreteria, ho ricevuto copia dell’ordinanza, previo consenso telefonico del Sindaco. Vi sembra normale tutto ciò? È normale che un accesso agli atti, in particolare il rilascio di una semplice copia di un’ordinanza in quel momento in vigore, debba essere sottoposto all’avvallo del Sindaco? Non ho trovato né nello Statuto Comunale né su altri regolamenti a mia disposizione, nulla in merito; permettetemi di essere alquanto indignato ed amareggiato.
Sul Regolamento Edilizio all’art. 14, vengono definite tra l’altro, le modalità di composizione e costituzione della Commissione Edilizia. La nomina dei componenti la commissione spetta al Consiglio Comunale e, fatta eccezione per il Presidente, in carica per la durata dell’incarico di responsabile del servizio, tutti gli altri membri rimangono in carica quanto il Consiglio Comunale che li ha designati e comunque sino alla nomina dei nuovi membri da parte del Consiglio comunale subentrante.
Dal 2014, anno dell’insediamento dell’attuale Amministrazione ad oggi, non mi risultano consultazioni e/o passaggi in Consiglio Comunale, atte al rinnovo della Commissione Edilizia eletta con delibera di C.C. n. 60 del 30 Novembre 2009. È forse il Regolamento Edilizio a non essere aggiornato, o questa Amministrazione non ha applicato quanto il Regolamento prevede in merito?
E tutti gli atti approvati dalla commissione edilizia dall’estate 2014 ad oggi, si possono considerare validi o non legalmente riconosciuti poiché emessi da una commissione i cui componenti non potrebbero presenziare poiché già nominati dalla precedente amministrazione? “..I membri elettivi non sono eleggibili per due mandati successivi” Molti di noi, in particolar modo quelli al primo mandato, nel novembre 2009 non erano parte attiva della nostra comunità; altri, mi riferisco al Sindaco, agli assessori Camilloni e Sorcinelli e ai consiglieri Mencoboni, Camilloni Giacomo e Stefanelli, a quella seduta di consiglio comunale hanno partecipato, contribuendo pertanto alla nomina della commissione ancora in carica. Cosa stiamo aspettando?
Forse ai più di voi queste mie segnalazioni risulteranno semplici ed irrilevanti imprecisioni, non meritevoli di alcuna discussione in questa sede; per me invece sono segnali inequivocabili di superficialità e di pressapochismo nell’applicazione delle mansioni, degli oneri e delle responsabilità alle quali, noi amministratori siamo tenuti, quali rappresentanti di una comunità intera. Per fortuna che i nostri consigli comunali sono di solito deserti, altrimenti che buon esempio daremmo ai nostri elettori?
A proposito di comunità e poi con questo concludo; ricordo a tutto il Consiglio Comunale che l’8 maggio scorso è stata presentata una petizione popolare per sensibilizzare il Sindaco ed il Consiglio Comunale nei confronti di una valutazione del Piano sanitario di area vasta, da mesi oggetto di proposte, dichiarazioni e smentite. Da quell’8 Maggio non abbiamo ricevuto alcun riscontro in merito, né in consiglio comunale né come comuni cittadini.
Lo Statuto Comunale con l’articolo 27 al comma 2 cita in merito “I cittadini, singoli o associati, possono rivolgere al Comune istanze, petizioni e proposte dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi alle quali viene data risposta scritta nel termine di trenta giorni dal loro ricevimento. Il Sindaco, in considerazione della loro rilevanza, può inserire le questioni sollevate all’ordine del giorno della prima seduta utile del competente organo comunale convocata dopo la scadenza di detto termine. Il Sindaco valuta l’opportunità di inserire nel predetto ordine del giorno le questioni alle quali non sia stata data risposta scritta nel termine di trenta giorni.
È chiaro quindi come il nostro Sindaco reputi la petizione non rilevante e non opportuna di passaggio in Consiglio Comunale, allo stesso tempo non meritevole di alcun riscontro a quanti, nostri concittadini, hanno manifestato una propria posizione, una propria volontà.

Movimento 5 Stelle San Costanzo
Giovanni Furlani

Mozione n. 2016-001

Mozione n. 2016-001

OGGETTO MOZIONE DECORO URBANO
PROPOSTA DI ADESIONE DEL COMUNE DI SAN COSTANZO AL PROGETTO “DECORO URBANO”, UNO STRUMENTO PARTECIPATIVO PER LA SEGNALAZIONE DEL DEGRADO.

Il Consiglio Comunale di San Costanzo

PREMESSO CHE
– Sono già tantissimi i paesi che negli ultimi anni hanno scelto di adottare gli strumenti del web 2.0 per creare un filo diretto tra cittadini e amministrazioni pubbliche;
– Lo strumento, sviluppato dalla MAIORA LABS S.r.l. (Allego Brochure Presentazione scaricabile anche dal link http://www.decorourbano.org/docs/Decoro_Urbano.pdf) si autoalimenta e ciò che da noi sembra ancora surreale, in molte città del mondo ha già preso il via e registra una crescita e un gradimento costante nell’ambito dell’e-Government.

CONSIDERATO CHE
– DECORO URBANO è un servizio web 2.0 per una cittadinanza attiva, la proposta per un filodiretto tra i cittadini e le istituzioni;
– DECORO URBANO è uno strumento gratuito per il cittadino, un sito e un’applicazione mobile per la segnalazione dei disagi via smartphone e pc;
– DECORO URBANO è uno strumento gratuito per le istituzioni, un servizio innovativo per comunicare in modo inequivocabile la presenza sul territorio e la tutela dei beni comuni;
– DECORO URBANO è un progetto in costante sviluppo ed attualmente è possibile inviare segnalazioni in merito a:

– RIFIUTI
– DISSESTO STRADALE
– ZONE VERDI
– VANDALISMO/INCURIA
– SEGNALETICA
– AFFISSIONI ABUSIVE
ed aggiornamenti futuri includono l’inserimento di nuove categorie quali RANDAGISMO, BARRIERE ARCHITETTONICHE, INQUINAMENTO ACUSTICO ecc. per offrire una copertura completa delle problematiche urbane.
– la risoluzione di un problema comunicata attraverso DECORO URBANO ottiene ampia visibilità in rete e raggiunge rapidamente la community e che è inoltre possibile informare automaticamente i cittadini in merito allo stato delle proprie segnalazioni e/o di quelle relative alla propria zona;
– attraverso la completa integrazione con i social network, gli interventi ottengono un’ulteriore risonanza mediatica e riscuotono il consenso di tutta la community.
RITENUTO
– che usufruendo di DECORO URBANO gratuitamente la nostra Amministrazione potrebbe avvicinare e rendere fattiva la collaborazione con la cittadinanza;
– che affidando la gestione del software e delle segnalazioni al Servizio Manutenzione del Comune si ottimizzerebbero anche i tempi di intervento dello stesso;
– che il Movimento 5 Stelle potrebbe, oltre a farsi portavoce della seguente proposta, farsi carico della pubblicizzazione e della diffusione dell’iniziativa a livello Comunale, nonché seguire lo sviluppo e l’affiancamento all’amministrazione per l’attivazione dello strumento.
IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE AFFINCHÉ
– approvino l’adozione dello strumento DECORO URBANO per un miglior rapporto e dialogo con la cittadinanza.
Si chiede l’iscrizione della presente mozione all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale.

Cordialmente.

Movimento 5 Stelle San Costanzo
Giovanni Furlani

Punti di vista

Un giorno di qualche anno fa, durante una battuta di fotografia, un mio conoscente di lunga data disse che il miglior attrezzo in dotazione ad un fotografo, che sia esso principiante, amatoriale o professionista, sono le gambe. Le gambe ti permettono infatti di muoverti attorno al punto da immortalare, alla ricerca di diverse viste, diversi aspetti, diversi effetti, diverse luci.

Uso questa metafora per raccontare quanto mi è capitato ieri sera quando, rispondendo al dovere di cittadino prestato alla politica, ho partecipato alla serata-incontro organizzata dal PD di Fano, serata a tema: OSPEDALE UNICO.

Fino a ieri la mia visione era chiara a tutti, poiché più volte condivisa: NO OSPEDALE UNICO!!

Questa posizione era dettata dal fatto che avevo ascoltato soltanto le posizioni dei politici (sia quelli della mia parte che gli altri) dei tecnici, dei cittadini in rappresentanza dell’intera provincia e di qualche Sindaco.

Fortunatamente ieri sera ho ascoltato i rappresentanti della parte più autorevole e forse più importante tra le componenti professionali e non, coinvolte in questo progetto di ospedale unico: I MEDICI!

Unito il fronte e la posizione dei camici bianchi

“CATEGORICAMENTE SÌ ALL’OSPEDALE UNICO E ALLA SVELTA”.

Non vi dico la sorpresa che ha scatenato in me, quella posizione granitica e compatta. Le motivazioni esposte mi hanno poi convinto che in realtà è più che giustificabile, per quei medici, pretendere una struttura nuova in alternativa agli attuali ospedali, le cui strutture risalgono ai primi anni del ‘900; come è assai motivata pretenderla subito, visto che i primi progetti politici di nosocomio unificato risalgono dal lontano 1994, come se la buona sanità dipendesse esclusivamente dall’età degli edifici o dalla loro bellezza. Se Gino Strada avesse sentito una sola di quelle dichiarazioni, si sarebbe probabilmente accordato con qualche bombarolo, per lanciare ordigni al Guttalax sull’intera rappresentanza medica presente.

E allora? E allora penso che per noi comuni mortali, potrebbe essere ancora interessante muovere le proprie gambe come fa il buon fotografo e andare martedì sera a Pesaro, ad ascoltare se altri medici hanno la stessa visione di quelli intervenuti ieri e, soprattutto, se esiste ancora la possibilità di informarsi meglio, di conoscere un dettaglio in più, un lato in più, una luce diversa, che ci permetta di essere obiettivi e valutare autonomamente queste scelte tanto importanti per la comunità tutta, perché scelte in grado di condizionare per decenni e forse più, la comunità stessa.

Proprio qualche giorno fa è uscita la notizia del Censit Centro Studi Investimenti Sociali (http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=121065) , secondo il quale 11 milioni di italiani avrebbero rinunciato alle cure sanitarie per problemi economici.

E pensare che mi ero quasi convinto che davvero il problema più grave e forse l’unico fosse la scelta fra Fosso Sejore o Muraglia?

Riflettiamo e partecipiamo, non facciamo scegliere autonomamente il futuro nostro e della nostra sanità, alle stesse figure che l’hanno portata allo stato attuale.

Non essere timido.

 

Giovanni Furlani

Stranezze in comune

Stranezze in comune

Ieri, in occasione dell’ultimo Consiglio Comunale, mi sono imbattuto in alcune situazioni che ritengo alquanto bizzarre.

La prima riguarda un piccolo tratto di strada comunale, ormai inutilizzata, penetrante all’interno della proprietà di un nostro concittadino. Ad oggi, tale proprietà demaniale, viene utilizzata dall’agricoltore per le proprie colture, dando continuità alla proprietà ed alle lavorazioni agricole. Nel frattempo il nostro Ente ha proposto, alle proprie condizioni, la vendita della piccola superficie all’agricoltore. Da parte sua l’agricoltore sarebbe anche interessato all’acquisto ma ad un prezzo non paragonabile a quello proposto dal Comune. Morale: la trattativa continua (da anni), la coltivazione continua, la presa per i fondelli….. pure. Stando così le cose si potrebbe creare per assurdo un precedente tale che consentirebbe, a qualsiasi concittadino, la realizzazione di un proprio orto privato in ogni spazio di verde pubblico. Che ne dite?

 

La seconda bizzarria riguarda la mia richiesta di accesso ad atti necessari per interpretare in maniera più corretta l’argomento TARI, discussa in consiglio comunale ieri; documenti consegnati a me oggi.

La stranezza sta nel fatto che sia la maggioranza che l’altra parte dell’opposizione, ne erano già in possesso dalla scorsa settimana, quest’ultima, senza averne nemmeno fatto richiesta. Che roba!!

 

La terza stranezza riguarda un difetto di comunicazione, in particolar modo sui tempi di scambio di informazioni. Come avreste dovuto sapere, nei giorni del 19, 20 e 21 una delegazione tedesca, in rappresentanza di diversi paesi gemellati con alcuni comuni della nostra provincia, ci ha fatto visita.

Ieri in C.C., ho sottolineato come, almeno per il nostro territorio, non si sia data la diffusione e l’informazione alla nostra comunità, che un evento del genere, avrebbe meritato: il nulla o poco più.

La cosa più buffa è che il programma ufficiale delle attività del gemellaggio ci è stato consegnato (forse per errore?) via e-mail il giorno 26 Maggio, quando già i tedeschi erano rientrati dalla “vacanza” italiana, da una settimana. Che le poste italiane fossero causa di ritardi nel recapito di lettere e missive è da sempre un luogo comune, ma che già anche le e-mail fossero sulla stessa buona strada….. questo mi è nuovo.

Per il resto……. tutto bene.

 

Giovanni Furlani

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”

Molto interessante la serata di ieri a Tre Ponti, dove quattordici comitati, con un unico obbiettivo comune, hanno condiviso le proprie conoscenze e competenze con i tanti intervenuti.

Per chi non lo sapesse l’obbiettivo è la sanità provinciale e regionale, ribaltata, trasformata, cancellata e riplasmata, per mezzo di decreti regionali, leggi nazionali e strategie politiche.

Due i fronti: quello dei comitati, a difesa dei presidi territoriali esistenti, e quello politico ad imporre e far accettare la propria volontà. In realtà ieri i due fronti erano completamente sbilanciati; di tutti i sindaci e consiglieri comunali dell’intera provincia, solo pochissimi erano presenti, tra questi il Sindaco di Montecopiolo, quello di Sassocorvaro, quello di Pergola ed una quindicina forse, di consiglieri comunali.

La posizione dei Comitati territoriali è chiara e verte su tre punti fondamentali, grazie ai quali poter poi esaminare qualsiasi proposta di riforma sanitaria:

  • Valutazione delle necessità sanitarie provinciali analizzando il tipo ed il numero di malattie e problematiche della popolazione provinciale;
  • Analisi dettagliata delle spese sanitarie regionali e dei relativi sprechi;
  • Lotta alla corruzione nella sanità.

Apparentemente semplici e logiche come argomentazioni che, in verità, preoccupa la necessità di doverne sottolineare la loro considerazione.

Perché il primo passo di ogni tipo di progetto, è quello di capire quale dovrà essere la necessità dello stesso; è ovvio nella gestione economica di qualsiasi azienda o attività, monitorare i flussi, ottimizzare le spese e la gestione del denaro, ancora di più se pubblico; non solo nella sanità pubblica, ma ancora di più in questa, occorrerà allontanare ogni forma di corruzione o appropriamento indebito di ruoli, attrezzature, servizi.

Ma allora perché la necessità da parte dei comitati di urlare questi tre punti?

Le motivazioni sono da ricercarsi sui comportamenti tenuti nel nostro territorio da politici, funzionari e dal personale sanitario, in questi ultimi anni.

Un unico ospedale nuovo provinciale, da costruirsi sulla costa adriatica, con un po’ meno posti letto di quelli disponibili solo qualche mese fa, come potrebbe garantire una copertura sanitaria per tutto il territorio provinciale? Sì, perché come ben illustrato ieri tramite le slide, il rischio è proprio quello di vedere cancellati man mano tutti quegli ospedali dell’entroterra e non solo, che da sempre sono stati riferimento per i cittadini dei territori circostanti, portando così alla congestione delle strutture figlie della riorganizzazione, decretandone così la conseguente inefficienza. Ma come recita bene la nostra Costituzione con l’Art. 32 La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti….” riferendosi all’intera collettività e non ad una parte di essa.

Negli ultimi 15 anni la spesa sanitaria è raddoppiata, ma parallelamente non sono migliorati i servizi, anzi. Le liste di attesa per visite nella sanità pubblica sono così lunghe che è giocoforza sottoporsi allo studio privato convenzionato; la mobilità passiva è in continuo aumento ed organizzazioni sanitarie che potrebbero essere prese come esempio (mi riferisco a quella umbra o a quella della vicina Emilia Romagna) vengono foraggiate dalle nostre lacune strategiche-organizzative. Ma allora che fine fanno i nostri soldi? Ecco il motivo per il quale si richiede la necessità di visionare i bilanci dell’ASUR.

Strettamente collegato a questa argomentazione tutti gli scandali di ruberie e corruzioni che negli ultimi anni hanno macchiato anche la nostra sanità: necrofori solerti nell’asportare pacemakers dai cadaveri, per farne che cosa? Speculazioni sui trasporti dei malati. Medici accusati in regime di intramoenia, di omettere il versamento di parte delle parcelle al servizio sanitario nazionale, o nomine di dirigenti a forte rischio di conflitto di interesse.

Di fronte a tutto questo la politica che conta, cosa fa?

Se volessimo esprimere giudizi da quanto evidenziato ieri, potremmo direi che diserta o meglio si nasconde.

Della corrente politica che guida la regione e la provincia attraverso tanti nostri sindaci, ieri non ce n’erano; eppure erano stati invitati tutti! Erano gli stessi che agli inizi di Gennaio avevano manifestato con il voto all’unanimità, la volontà di far sentire la voce avversa dei cittadini rappresentati, proprio contro la forzatura del “Padrone” della sanità regionale. Cos’è cambiato in questi tre mesi?

Un’idea me la sono fatta e ieri sera ne ho anche avuto una conferma quando, in assenza del Sindaco di Fano, una consigliera della sua maggioranza, ha cercato di condividere con i presenti, le preoccupazioni, i dispiaceri e l’impossibilità loro, di opporsi a quello, ormai anche per loro, inevitabile destino della nostra sanità. Peccato che solo pochi giorni prima la stessa consigliera, insieme a tutta la maggioranza dell’amministrazione fanese, abbia bocciato la mozione presentata dall’opposizione, riguardante proprio la rivoluzione sanitaria. Beata coerenza!!

È chiaro quindi come i politici, eletti da noi cittadini, seguano preferibilmente il diktat del partito, piuttosto che ascoltare e rappresentare almeno parte dei propri elettori rimediando agli occhi degli attenti cittadini, magre figure e comportamenti di assoluta incoerenza. È sicuramente così, altrimenti che senso avrebbe il voto contro l’azione in difesa dell’ospedale Santa Croce se, e questo è il caso del Sindaco di Fano, in campagna elettorale il Sindaco stesso aveva cavalcato proprio questo slogan?

E a noi cittadini ora non ci rimane che informarci per bene, documentarci il più possibile e scendere in campo, in prima persona, in difesa dei propri diritti, delle proprie idee, delle proprie convinzioni.

Un’occasione unica per tutti quelli che già una posizione ce l’hanno ben chiara, è quella di domenica mattina, quando in programma c’è una manifestazione in un luogo non a caso, Fosso Sejore; proprio nel luogo prescelto per l’ubicazione della nuova costruzione unica, ci si ritroverà per manifestare la propria contrarietà alla scelta imposta senza alcuna apparente motivazione logica e senza alcuna spiegazione tecnica, con la sensazione che il loro voler procedere spediti, sia più un segnale di potere che di rappresentanza.

Domenica, fai sentire il tuo pensiero, scendi in campo anche tu per far sentire la tua voce.

Non essere timido.

 

Giovanni Furlani

Un pieno di energia

Le previsioni meteo prevedevano tempesta, ma ormai s’era deciso di andare in piazza a supporto della raccolta firme per la sanità. Le marche da bollo, già acquistate per l’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico, ci avrebbero inchiodato lì fuori, anche in presenza di una tromba d’aria.

E poi c’era la “mission”; c’era da supportare la lotta, perché ormai di vera lotta si tratta, per la difesa delle ragioni al “No all’ospedale unico”. Molto più di uno slogan! Molto più di una protesta! Molto più di un semplice ideale.

L’assoluta volontà di sensibilizzare il Presidente della Regione Marche nonché assessore regionale alla sanità, che quel piano sanitario “imposto” ai propri corregionali, a tanti non piace.

Non piace perché non si vede la necessità di costruire un nuovo nosocomio unico provinciale; non piace perché non tutti gli abitanti della provincia di Pesaro e Urbino abitano sulla costa; non piace, soprattutto, perché la soluzione imposta, non è condivisa e non è motivata.

Per questo motivo il nostro gruppo ha deciso, nei giorni scorsi, di incontrare i cittadini nel cuore del paese, quel paese che purtroppo si sta sempre di più chiudendo in sé, che sempre di più è povero di gente, povero di giovani, povero di vita.

Sabato mattina, con il nostro banchetto, i nostri manifesti e i nostri moduli, ci siamo accampati di fronte alla sede comunale, con la speranza che qualcuno potesse notarci.

Con passo regolare, senza file, ma con un bel ritmo, abbiamo iniziato a raccogliere adesioni, commenti di stima, ma anche lamentele sullo stato sanitario e sociale, che stiamo vivendo. Diverse le pagine completate e a mano mano che le ore scorrevano, l’energia dentro di noi aumentava. Perché sì signori, al quel banchetto non venivano soltanto i simpatizzanti del nostro movimento ma, soprattutto, simpatizzanti e sostenitori della nostra azione. Il simbolo di quei manifesti, la nostra presenza lì, non era d’impedimento a chi voleva sostenere l’iniziativa “Io firmo per la salute”.

Gli stessi risultati di ieri, sono stati raccolti questa mattina, facilitati dalla funzione domenicale che ha portato forse più concittadini a noi.

Analizzando grossolanamente le sottoscrizioni raccolte (al momento sono 120) possiamo notare che l’età media è di poco superiore ai 58 anni, dove quasi il 40% è compresa nella fascia d’età 51-65 anni ed il 25% in quella 66-80. Due sottoscrittori su tre hanno quindi più di 50 anni e forse sono proprio quelli che più si rendono conto di cosa voglia dire avere una sanità a gestione aziendale, lontana dal territorio e dai rispettivi cittadini. Riflettiamo!!!

Un altro aspetto che ci ha un po’ sorpresi, è la preparazione e la conoscenza a riguardo che mediamente tutti avevano nel presentarsi al banchetto. E dire che l’evento era stato pubblicizzato esclusivamente nel nostro blog e di conseguenza condivise nei social, gli stessi social che avrebbero dovuto raggiungere e chiamare i giovani, ma ai quali le iniziative a protezione del loro domani poco interessano; come spesso accade sono gli anziani o i meno giovani che, con il proprio amore e con il proprio senso di responsabilità nei confronti delle generazioni future, lavorano per queste, ponendo per esempio una semplice firma su un documento, con la speranza che a breve diventi un messaggio pesante sulle coscienze di chi ha in mano il loro ed il nostro futuro.

Nel limite del possibile la raccolta proseguirà nei prossimi giorni, ma l’appuntamento per chi ha firmato, per chi vorrebbe far qualcosa e per chi veramente crede che la volontà popolare debba comunque essere ascoltata, è per Venerdì 29 Aprile prossimo a Fano in piazza XX Settembre per gridare a gran voce “NO ALL’OSPEDALE UNICO”.

L’insanabile Sanità

SUA SANITÀ, CERISCIOLI

Da una parte il Presidente con delega alla Sanità, dall’altra il resto del mondo o quasi. E in mezzo?

In questi ultimi mesi la sanità regionale, ma ancor di più la sanità della nostra provincia, sono state oggetto di progetti, dichiarazioni, smentite, prese di posizione, ecc., da parte di chiunque, visti anche i numerosi argomenti trattati quali le liste di attesa, la trasformazione del Servizio Sanitario Nazionale, le case della salute, gli ospedali di comunità, ecc..

Da una parte il governo regionale e dall’altra i cittadini più o meno organizzati, fermi e disposti a tutto per difendere le proprie strutture.

Ma si sa, che quando il “Padrone” decide di fare, non c’è gruppo, presidio o manifestazione che possa arrestare o limitare la sua volontà.

Per molti mesi tutti gli attori principali, hanno preferito rimbalzare, a suon di articoli e dichiarazioni sulla stampa, la candidatura del luogo prescelto per la realizzazione del nuovo ospedale unico provinciale: Chiaruccia, Fosso Sejore, Muraglia i luoghi proposti, creando molto fumo agli occhi dei più, come a far intendere che senza questa nuova struttura non si potesse proseguire, insignendo la nuova costruzione a panacea di tutti i mali.

 

PACCO DI NATALE

È con il “Pacco di Natale”, distribuito proprio durante le scorse festività natalizie, che alcune strutture sanitarie dell’entroterra, vengono ulteriormente declassate e ridimensionate, in barba a tutte quelle idee e a quei progetti che, tanti comuni cittadini avevano per queste desiderato.

PPIH (Punti di Primo Intervento Ospedalieri) chiusi e sostituiti da PPIT (Punti di Primo Intervento Territoriali) e ambulanze, interi reparti a rischio, ospedali trasformati, e non solo nel nome, in case della salute prima e ospedali di comunità poi.

Tutto questo è regolamentato dalla normativa secondo la quale i posti letto disponibili non debbano superare i 3,7 per ogni 1000 abitanti, dei quali 0,7 posti letto destinati a lungo degenze e riabilitazione, o dove si dispone la chiusura di interi reparti di maternità, alcuni dei quali vere e proprie eccellenze del nostro territorio, se in questi non si raggiungono un numero minimo di nascite all’anno; questo significherebbe per noi il rischio di chiusura anche degli stessi reparti di Fano e Urbino.

Ma i numeri non sono solo questi. Sono alte anche le cifre indicanti i minuti necessari o i chilometri da percorrere per raggiungere un pronto soccorso, per gli abitanti di Urbania o Sant’Angelo in Vado, o piuttosto di Piandimeleto, Belforte all’Isauro o di Carpegna, nello scenario generato dopo la chiusura dei PPIH di Cagli, Fossombrone, Sassocorvaro, dall’indisponibilità dell’ambulanza e della guardia medica,.

 

LA REAZIONE DEI TERRITORI

Preso atto della situazione, tanti cittadini hanno iniziato a protestare e a far sentire la loro voce.

Ben 55 Sindaci, messi alle strette dal diktat di Sua Sanità e la protesta dei propri concittadini, hanno ben pensato di schierarsi dalla parte di questi ultimi e, il 9 Gennaio 2016, in occasione della riunione dei Sindaci dell’Area Vasta 1, hanno sottoscritto all’unanimità la richiesta, poi sottoposta al Presidente Regionale, di revoca della cosiddetta Riforma Sanitaria conseguente al DGR n. 735 del 2013 e delle modifiche apportate a Natale scorso.

Sì, è stato un bel segnale quello dato dai primi cittadini, anche se a distanza di una sola settimana, il gesto è stato dagli stessi ridimensionato.

 

IL CONTRIBUTO DEL M5S

Valutata l’evolversi della situazione, il M5S Regionale ha individuato nella presentazione di quattro distinti quesiti referendari, l’azione mirata atta a ridimensionare i poteri in mano alla giunta regionale, condizione necessaria per una revisione democratica del piano sanitario della nostra regione.

Due le strade per indire la consultazione referendaria entro l’autunno prossimo: o l’approvazione dei testi dei quesiti in almeno 20 Consigli Comunali della nostra regione o la sottoscrizione di 20.000 firme; entrambe da completarsi entro il 28 febbraio prossimo.

Fiduciosi ma non troppo dell’esposizione dei 55 Sindaci manifestata qualche settimana prima, decidiamo di tentare, al momento, con la prima soluzione. La scorsa settimana il Sindaco di Montelabbate Cinzia Ferri, ha inoltrato a tutti i Sindaci della nostra provincia, i quattro quesiti referendari, chiedendone la discussione urgente all’interno dei rispettivi Consigli Comunali, da tenersi giocoforza entro la metà del mese in corso.

 

COSA È SUCCESSO A CASA NOSTRA

Nel nostro Comune non si riuscirà a discuterne in Consiglio Comunale nei tempi utili; ufficialmente per problemi organizzativi, dimostrando però ai nostri occhi, che forse il tema trattato non è per tutti, ad alta priorità. Peccato, non credete?

Auguriamoci che per altri Sindaci, questa possa essere almeno una occasione di discussione e di riflessione.

 

LE DOMANDE RIMASTE IN SOSPESO

A questo punto, ritornando sulla figura e sulla strategia di Sua Sanità, proponiamo alcune riflessioni:

Per quale motivo chi gestisce la Sanità Regionale, dovrebbe far sì che la sanità pubblica venga via via contenuta, ridimensionata, resa inefficiente quando non ridicolizzata agli occhi di noi utenti più o meno ignari, a discapito di quella privata descritta come più efficiente?

Per quale motivo chi gestisce la Sanità Regionale, non dovrebbe impedire che vadano persi altri posti letto dagli ospedali della nostra provincia, e permettere che altri posti letto vengano aggiunti a strutture private di altre province, permettendone il raggiungimento delle condizioni utili per l’accreditamento ad operare con il servizio sanitario nazionale?

Per quale ragione chi gestisce la Sanità Regionale, dovrebbe preferire la costruzione del nuovo ospedale unico, per il quale nel 2011 appena 11 Sindaci trovarono l’accordo sul sito (Fosso Sejore) ma che oggi, oltre allo stesso accordo sul sito, non trovano più neanche i fondi statali previsti, e non metter mano a quelle criticità che per i normali cittadini risultano essere fondamentali e prioritarie?

Forse un rimedio per tutto e per tutti c’è: VIETATO STAR MALE!!

 

Giovanni Furlani

Movimento 5 Stelle San Costanzo

“IL SILENZIO DEGLI… (INNOCENTI?)

 

Con il voto favorevole alla delibera n. 1183 del 22/12/2015, espresso dalla maggioranza dei consiglieri regionali (PD), facenti parte della IV° commissione salute,  si declassano le strutture sanitarie di Sassocorvaro, Cagli e Fossombrone in Ospedali di Comunità  in cui andrebbero ricoverati pazienti che necessitano di “interventi sanitari potenzialmente erogabili a domicilio ma che potranno essere ricoverati in queste strutture in mancanza di idoneità del domicilio (strutturale e familiare)”, tradotto: 15-20 posti letto gestiti da infermieri e medici, senza reparti od altri servizi con l’unica concessione di qualche posto letto di lungodegenza ed un medico notturno per il Punto di Primo Intervento.

Con quel voto favorevole, non solo si è decretato “LA MORTE DELLA SANITA’ DEL NOSTRO ENTROTERRA”, ma si è anche dimostrato che la politica locale HA PERSO OGNI CONTATTO CON LA REALTA’;                           hanno dimostrato  che chi ci governa lo sta facendo standosene chiuso dentro “il palazzo”, salvo qualche sporadica visita al popolino nelle ore notturne, vedi Ceriscioli che fa visita la notte della Befana nelle strutture ospedaliere, o in occasione di campagne elettorali vedi lo stesso Ceriscioli che va a chiedere voti durante le sagre paesane ecc. ecc .

Con quel voto favorevole si è CALPESTATA LA DEMOCRAZIA  espressa dai cittadini di ben 55 comuni su 59 della nostra provincia che, attraverso i loro sindaci o loro portavoce, chiedevano l’annullamento o la sospensione di quella delibera, e chiedevano di essere almeno ascoltati ieri in commissione, ma che in tutta risposta si sono visti lasciati fuori a subire la decisione di un despota con la compiacenza dei suoi leccapiedi di turno.

ad onor del vero vorrei ricordare che Oltre un anno fa i consiglieri comunali 5 stelle della provincia avevano già presentato in diversi consigli comunali la richiesta di revoca della delibera 735, nella convinzione che quei tagli a carico dell’Area Vasta 1, oltre a ridurre i servizi sanitari rischiavano di aggravare i costi già alti di mobilità passiva extraregionale. Oggi, a distanza di un anno, e con l’ulteriore peggioramento per liste d’attesa e mobilità passiva, siamo sempre più convinti che quelle scelte stiano peggiorando lo stato dei servizi sanitari e non stiano portando i risultati attesi.

il PD (tutto e a tutti i livelli) ne è responsabile! solo pochissimi possono sentirsi esclusi,  perchè  attraverso  il SILENZIO E L’ARROGANZA  dei suoi amministratori locali negli ultimi anni, ha consentito che si arrivasse a questo punto di non ritorno, gli stessi amministratori che per seguire la linea dettata dai vertici del loro partito si sono finti  sordi e ciechi alle richieste dei cittadini, che attraverso comitati e associazioni chiedevano di essere ascoltati e di ragionare insieme per ricostruire e riassestare nel migliore dei modi la nostra sanità pubblica.

NON FATEVI INGANNARE  dal fatto che nella conferenza dei sindaci svoltasi sabato 9 gennaio, si siano fatti trovare tutti uniti nel chiedere la sospensione della delibera e delle determine incriminate, infervorandosi per il modo di legiferare della Regione che le ha prodotte tra il 24 ed il 31 dicembre, confidando nello stordimento delle festività in corso…; qualcuno diceva che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, ed io temo che tutta questa unità d’intenti dell’ultimo secondo sia solo per cercare di salvare il salvabile agli occhi dei cittadini (o forse perchè in qualche comune si andrà a votare in primavera ?);

nella stessa seduta è stato chiesto  di poter  far vedere, attraverso delle slide preparate dal forum dei beni comuni, una spiegazione su cosa avrebbe comportato l’applicazione di quella delibera, almeno per quei sindaci o rappresentanti dei sindaci che erano presenti e che forse non erano ancora entrati bene nel merito di ciò che sta accadendo a fronte del loro SILENZIO ASSORDANTE, ma ciò non è stato possibile perchè si è dato per scontato che tutti conoscessero approfonditamente la questione,

il mio modesto parere è che, se veramente tutti erano a conoscenza di ciò che stava e sta accadendo, non si sarebbe arrivati a quel punto e tanto meno si sarebbero viste in quella seduta facce annoiate ed inespressive di gente (amministratori !) che sembrava mandata li solo per far numero senza apportare un benchè minimo contributo alla causa;  non si sarebbe ascoltato il sindaco Ricci di Pesaro dire che un piccolo comune non può avere lo stesso peso di un comune come il suo, dimenticando che si stava parlando di SALUTE PUBBLICA e che la vita di un infartuato di Pergola conta come quella di un infartuato di Pesaro ed ha diritto allo stesso trattamento per esempio, o no???

Ormai si può fare ben poco, tanto che Ceriscioli ha già dichiarato che non si tornerà indietro e la nostra  sola speranza è che i 55 Sindaci abbiano capito la lezione per il futuro e che proseguano veramente uniti a lavorare per il Bene comune, magari  cominciando  ad affrontare  da subito la questione  ospedale unico, prima di ritrovarsi a pagare fior di quattrini (nostri) una struttura che potrebbe non avere alcun senso sia per i servizi offerti oltre che per la scelta del sito, proprio alla luce della chiusura dei nosocomi dell’entroterra e della futura chiusura dei punti nascita di altri ospedali.

come si suol dire “la speranza è ultima a morire” così, confidando nel perdono del buon Dio per aver peccato nel pensar male, saluto tutti cordialmente con l’invito di tenere sempre alta l’attenzione e tenersi informati soprattutto su temi delicati come quello della Sanità Pubblica.

ad majora !