MODI DI DIRE E DI FARE

Nel vissuto di tutti i giorni, facciamo spesso uso di modi dire, locuzioni, proverbi, per sottolineare, avvalorare e marcare certe azioni, espressioni o comportamenti.

Facendo però attenzione, notiamo che alcuni di loro sono antagonisti come, ad esempio, il detto “chi non risica non rosica” è contrapposto al “chi si accontenta gode” per cui, nella stessa situazione, non sempre i detti ci aiutano in maniera infallibile.

“Verba volant scripta manent”, “carta canta“ e “mettere nero su bianco” sono tre modi di dire che remano tutti e tre nella stessa direzione. Il significato comune infatti è quello di sottolineare come di fronte ad una traccia scritta, di un accordo o di un contratto scritto e firmato dalle parti, è più semplice ricostruire l’accaduto e, con questo, ritrovare una pseudo-verità, rispetto allo stesso accordo, definito a parole.

Queste tre espressioni mi servono per supportare alcune stranezze che mi sono capitate in sede di consiglio comunale. Il 12 aprile scorso infatti, tra i punti all’ordine del giorno della seduta consiliare, ce n’era uno riguardante un atto ricognitivo circa la proprietà dell’area di un frustolo di terreno sito all’interno delle mura castellane del nostro paese.

Poco importa se la proposta di delibera ci era stata presentata come una richiesta di rendere alienabile quslla proprietà, che sottintendeva la volontà del nostro ente di rinunciare alla proprietà stessa, rendendosi disponibile alla cessione del terreno, per poi in C.C. discutere esattamente del contrario.

La cosa veramente strana è che da quanto emerso presso l’archivio catastale (organo ufficiale al quale chiunque, notai compresi, fa riferimento per ogni tipo di visura catastale per terreni ed immobili) sembrerebbe che il frustolo di terreno sia di proprietà del nostro comune (registrazione al catasto del 25 agosto 1976) mentre, e questa è la teoria dei nostri tecnici e di alcuni nostri amministratori, la proprietà è sempre stata privata. A suggello di questa posizione, si riporta la presenza di una totale recinzione del terreno con siepe interna, di una ricerca storica presso il catasto pontificio del 17° secolo, di una relazione tecnica di un professionista locale datata 1 agosto 1976 e, infine, di testimonianze di anziani i quali ne confermerebbero la recinzione da tempo immemore, con la conseguente logica pertinenza all’immobile stesso.

Tutto chiaro ora?

In tutto questo mi domando perché dovrei prendere per buono quanto riportato su un documento del catasto pontificio del 17° secolo e non ritenere valido quanto indicato nel documento del catasto del 20° secolo?

Per quale motivo il professionista, nella sua relazione tecnica dell’agosto 1976, ne descrive la pertinenza all’immobile mentre, sempre nello stesso mese di agosto 1976, risulterebbe di proprietà del nostro Ente?

Non vi sembra un po’ eccessivo, in un atto pubblico, schierare documenti del catasto pontificio del 1600 insieme a ricordi di anziani compaesani? Chi sono questi anziani? Chi rappresentano?

La cosa buffa è che quando queste situazioni coinvolgono interessi tra privati, queste discussioni si risolvono sempre facendo ricorso ai documenti ufficiali (quelli presenti al catasto) interpretandoli al meglio con tecnici e legali. Quando invece ad essere coinvolta è la proprietà pubblica, le difficoltà e le risoluzioni sono le più disparate e fantasiose possibili.

Per concludere lancio due piccoli spunti di riflessione: Chi pagherà secondo voi le spese per l’aggiornamento della proprietà al registro del catasto? Se la delibera di consiglio comunale diverrà esecutiva, si riconoscerà che il frustolo di terreno non è di proprietà comunale ma dei privati proprietari dell’immobile; verranno quindi richieste dal nostro comune le tasse di proprietà, a questo punto non versate, dal 1976 ad oggi?

“Campa cavall’ che l’erba cresc’”!

Giovanni Furlani

Padre, papà, babbo

Lo si può chiamare papà, padre o, come dalle nostre parti babbo, ma il significato non cambia. Anche se le tradizioni mutano, il 19 marzo, San Giuseppe, si festeggia la “Festa del papà”. Per chi come me ha molti capelli bianchi,insieme a coloro che purtroppo non ne hanno più, la Festa del papà era occasione per far emozionare il proprio genitore, sotto i colpi di una lettera scritta e nascosta sotto il piatto, accompagnata da una poesia ben recitata e dai contenuti semplici e sinceri.

In questi giorni, come riportano gli articoli della stampa, nel nostro Comune è possibile acconsentire alla donazione degli organi, sottoscrivendo un apposito modulo, al momento dell’emissione del nuovo documento di identità.

I due argomenti sembrerebbero messi lì a caso, legati esclusivamente dalla contemporaneità. In realtà nel nostro territorio, questi due tasselli, si incastrano perfettamente l’uno con l’altro.

Sono trascorsi ormai circa due anni da quando due nostri compaesani si sono trovati attori di questo splendido copione. Uno, il papà, il donatore. Il secondo, il figlio, il ricettore.

Per chi è padre e figlio allo stesso tempo, questo rappresenta un gesto UNICO, un gesto difficile da immaginare, ma che testimonia l’amore totale di un genitore verso il proprio figlio.

Abbiamo più volte sottolineato come, secondo il nostro modo di intendere la “Comunità”, quel gesto, quella azione, quel dimostrare amore e speranza da padre a figlio, potesse e dovesse essere riconosciuto ufficialmente prima da noi amministratori, e poi da noi Comunità.

Così non è stato e di questo ce ne rammarichiamo.

Oggi allora, il nostro pensiero va a loro, a tutti i papà e a tutti i genitori che si “donano” ai propri figli, con la speranza di crescere papà e genitori migliori, di quello che loro hanno saputo essere.

 

Giovanni Furlani

Unioni, fusioni, piccoli Comuni che vorrebbero far diventare grandi

 

Venerdì 10 marzo scorso, nella caratteristica Sala degli specchi del Palazzo di Monte Porzio si è tenuto un interessantissimo incontro al quale hanno partecipato tutti sindaci dei Comuni della Val Cesano e alcuni rappresentanti delle loro amministrazioni. L’incontro, organizzato dall’associazione “L’origine”, aveva come spunto di discussione “La fusione dei comuni: una opportunità per il futuro dei nostri territori?”.

In questi ultimi mesi, le operazioni di fusione dei comuni hanno riempito le pagine dei giornali locali e, molto spesso, sono state oggetto di discussioni e di scontri tra le diverse posizioni. Nell’autunno scorso l’esito referendario, in quei comuni dove si è tentata la fusione per incorporazione ha rimbalzato la volontà di qualche amministratore di rimpinguare le casse comunali, con il gettone premio messo a disposizione dallo Stato centrale, atto proprio a spronare questo tipo di accorpamento.

Di parere opposto, quindi a favore della fusione semplice, si sono dichiarati invece quei cittadini chiamati a confermare quanto i rispettivi organi amministrativi comunali, avevano già sottoscritto.

Per far chiarezza occorre precisare che la fusione per incorporazione (p.e. Urbino-Tavoleto e Pesaro-Mombaroccio) cancella di fatto il comune più piccolo che viene assorbito integralmente dal più grande diventandone, a tutti gli effetti, una semplice frazione/quartiere. Nella fusione semplice invece, tutti i comuni perdono la propria identità, convergendo in un nuovo ente (p.e. Monterado, Ripe e Castel Colonna convergono in Tre Castelli).

I motivi che spingono questi piccoli comuni prima ad unirsi, e poi a fondersi, sono da ricondursi principalmente alla volontà dello stato centrale di ottimizzare i costi di amministrazione; ottimizzazione che, sempre secondo lo stato centrale, deve passare assolutamente attraverso il contenimento dei costi del personale e dei costi dei servizi. La riduzione delle risorse trasferite dallo stato ai comuni, parallelamente al blocco quasi totale delle assunzioni di personale, stanno mettendo spalle al muro le nostre piccole amministrazioni.

Quali sono allora gli scenari possibili?

A questo hanno cercato di dare il proprio contributo i quattro ex-sindaci (ex poiché il loro mandato è terminato il 31 dicembre scorso in previsione delle prossime elezioni di primavera della nuova amministrazione) del costituente Comune Terre Roveresche. La loro testimonianza ha evidenziato come il passaggio da unione a fusione sia stato accettato e approvato dalle rispettive comunità, grazie al fatto che il passaggio graduale abbia coinvolto non solo le amministrazioni e i servizi da queste elargiti, ma anche le associazioni sportive, le parrocchie, “abituando” così nel tempo i cittadini ad accantonare lo spirito campanilistico a vantaggio di una comunità più allargata e più funzionale

A conferma che per una così importante trasformazione, occorrano tempi giusti ed azioni non forzate, preferibilmente condivise con i cittadini, è sufficiente analizzare ciò che è successo nei territori interessati alla nascita del nuovo comune di Colli al Metauro, oggetto della fusione dei comuni di Saltara, Serrungarina e Montemaggiore al Metauro.

Gli altri sindaci presenti, non ancora coinvolti direttamente in processi di fusione, hanno all’unisono confermato le difficoltà incontrate nella gestione dei propri comuni, causata dai rigidi blocchi imposti dal governo, di cui abbiamo in precedenza fatto riferimento, evidenziando come le stesse normative nazionali e regionali, chiamate a regolamentare gli stessi processi, siano lacunose e per questo necessarie di una rivisitazione. Anche per tutti loro, la necessità di procedere nell’eventuale processo con gradualità, valutando tutti gli aspetti, soffermandosi alla valutazione di azioni atte a non perdere le proprie identità storiche, rispettando gli usi, le abitudini e le tradizioni di ogni singola comunità.

La sensazione è che, se da una parte qualcuno vorrebbe la costituzione di un nuovo ente unico, a questo si contrappongono tante perplessità, quali l’eterogeneità dimensionali dei comuni, la natura politica delle rispettive amministrazioni, e sicuramente non per ultima, i vantaggi, gli svantaggi, i costi e benefici di una comunità unica e allargata.

 

Questi gli argomenti discussi e meritevoli, a mio avviso di una riflessione. Se è vero che questi piccoli comuni come il nostro, non riescono più ad essere autonomi dal punto di vista economico, non è poi così scontato che la fusione con altri comuni nelle stesse condizioni porti sicuramente ad una dignitosa sopravvivenza. Interessanti a questo riguardo i due quesiti lanciati da una cittadina presente alla serata che rivolgendosi ai rappresentanti comunali e regionali presenti chiedeva:

“Siamo sicuri che dall’unione di varie povertà, si ottenga automaticamente una ricchezza?”

continuando poi

“Quale sarà il futuro economico di questi nuovi comuni, terminato l’effetto del gettone-premio alla fusione?”

Probabilmente la signora, ex-amministratrice, è riuscita a vedere un po’ più in là rispetto a tanti che più o meno autonomamente, caldeggiano questi fenomeni aggregativi.

In me la consapevolezza che la ricattabilità economica attuata dal governo centrale nei confronti dei nostri comuni, non è da ricercarsi in azioni di questo o quel governo, ma alle conseguenze delle cessioni di quei servizi (acqua, rifiuti, ecc.), per gli enti fonte di sicuro e continuo gettito, attuate qualche decennio fa a vantaggio di consorzi che rilevandone la gestione ai comuni, si sono appropriati dei “burrosi” utili, obbligando sì i comuni a spogliarsi di quella manovalanza che in casi di necessità, sarebbe potuta servire per qualsiasi tipo di intervento.

Poi, e con questo concludo, non eravamo stati noi sancostanzesi insieme agli altri attori dell’Unione Valcesano, i pionieri della condivisione dei servizi? Dove è finita? Cosa ha portato alle nostre comunità? Perché non si è dimostrata coagulo di una futuristica e forse oggi contemporanea fusione?

Ho paura che su questo argomento ci torneremo…. ci torneremo presto.

 

Giovanni Furlani

Interrogazione 2017-001 – SISTEMA SANITARIO PROVINCIALE

 

Gent.mo Sindaco,

il sottoscritto Giovanni Furlani nato a Fano (PU) il 7 luglio 1969 e residente a San Costanzo in Via XXV Aprile, 4/F, in qualità di Consigliere Comunale per il “Movimento 5 Stelle di San Costanzo”,

PREMESSO CHE:

  • Il Movimento 5 Stelle difende il sistema sanitario pubblico e universalistico e ne promuove l’efficienza e la sostenibilità, anche attraverso la massima riduzione degli sprechi e dei profitti,
  • Negli ultimi venti anni la spesa sanitaria è più che raddoppiata con relativo conferimento finanziario da parte dello Stato, eppure la gestione di circa 2 miliardi 890 milioni di euro, anno 2016, ha significato una costante diminuzione delle prestazioni e un peggioramento della loro qualità. La nostra provincia è stata la più penalizzata.
  • Si apprendono sempre più spesso notizie che sembrano confermare la volontà, da parte della Regione Marche, di ampliare i servizi sanitari affidati al privato accreditato, allo scopo di riempire i vuoti e la carenza di servizi creata dalla Regione stessa negli ospedali pubblici della nostra provincia. Non si riscontrano ragioni che giustificherebbero quella che ormai, anche nell’opinione pubblica, comincia ad apparire come la sostituzione di posti letto pubblici con posti letto privati. Le strutture private hanno infatti limiti restrittivi non presenti nelle pubbliche (numero minimo di 60 posti letto per acuti).
  • Per la nostra provincia, già svantaggiata per il basso numero di posti letto e con il più alto costo di mobilità passiva, e pur non esistendo nessuna norma nazionale ad imporlo, con delibera di giunta regionale 735 del 2013 è stata disposta l’insostenibile perdita di 99 posti letto per acuti pubblici e con delibere 1118/2015 e 746/2016 la trasformazione di 3 ospedali dell’entroterra (Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro) in Ospedali di Comunità (parte del “Sistema della Residenzialità”), oltre al depotenziamento dell’ospedale di Pergola. Si ritiene che proprio dai suddetti inaccettabili tagli possa derivare il recente e grave peggioramento della mobilità passiva, confermato anche dalle ultime rilevazioni del Sole 24 ore (che pongono la nostra provincia al 100 posto).
  • Il presidente Ceriscioli, durante la conferenza di Area Vasta del 19 novembre 2016 a Urbino, ha riferito di una imminente privatizzazione di alcuni servizi degli ospedali pubblici di Cagli e Sassocorvaro, i cui dettagli sarebbero in fase di definizione.
  • Il Presidente Ceriscioli, in data 20 novembre 2016, ha dichiarato che, “per quanto riguarda le ipotesi, non ancora definite, in merito ad una struttura privata ad integrazione dei servizi sanitari della provincia, la collocazione ideale è nell’area di Fano”.
  • Dal 16 ottobre 2016 è in vigore la nuova Legge regionale n. 21 del 2016 su autorizzazioni e accreditamento delle strutture e dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici e privati, che attribuisce alla Giunta regionale ulteriori e importanti competenze. In base all’art.3 la Giunta “determina, sulla base del piano socio-sanitario, il fabbisogno complessivo di strutture e servizi e la localizzazione territoriale delle strutture presenti in ambito regionale, ai fini della verifica di compatibilità regionale di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h;” e Il piano socio-sanitario delle Marche è ancora quello 2012/2014 che riguardo a Marche/Nord semplicisticamente recita “il consolidamento, a nord della regione, dell’Azienda Ospedalieri Ospedali riuniti Marche Nord ad integrazione delle realtà di Pesaro e Fano, con la realizzazione di una struttura unica per la copertura del bisogno di cura e assistenza al livello minimo di area vasta;
  • L’art 19 L.R.13/2003 al punto 3 recita: ”il piano di area vasta (triennale) è approvato dal collegio di area vasta, previo parere della conferenza di area vasta di cui all’art. 20 bis ed è aggiornato annualmente”.
  • Per quanto riguarda la nuova struttura ospedaliera provinciale Marche Nord, si apprende che verrebbe realizzata attraverso un “Contratto di disponibilità” che, come indicato dall’art. 3 (Definizioni) del Codice dei contratti: è “il contratto mediante il quale sono affidate, a rischio e a spese dell’affidatario, la costruzione e la messa a disposizione a favore dell’amministrazione aggiudicatrice di un’opera di proprietà privata destinata all’esercizio di un pubblico servizio, a fronte di un corrispettivo.” che tra l’altro prevede, come indicato dall’articolo 188 comma 1 lettera b e c, :
  1. b) l’eventuale riconoscimento di un contributo in corso d’opera, comunque non superiore al cinquanta per cento del costo di costruzione dell’opera, in caso di trasferimento della proprietà dell’opera all’amministrazione aggiudicatrice;
  2. c) un eventuale prezzo di trasferimento, parametrato, in relazione ai canoni già versati e all’eventuale contributo in corso d’opera di cui alla precedente lettera b), al valore di mercato residuo dell’opera, da corrispondere, al termine del contratto, in caso di trasferimento della proprietà dell’opera all’amministrazione aggiudicatrice.

Tale tipologia di contratto differisce dagli altri strumenti di Partenariato Pubblico Privato (concessione e locazione    finanziaria) per il fatto che la titolarità dell’opera realizzata dall’affidatario del contratto è del tutto privata e in quanto tale evidenza di strisciante volontà di progressiva privatizzazione della sanità regionale senza che in alcuna istanza istituzionale sia stata dibattuta questa ipotesi e senza che alcuna delibera in tal senso sia stata assunta dal Consiglio regionale.

  • Il 14 dicembre 2016 il presidente Ceriscioli ha dichiarato a mezzo stampa che per la realizzazione della nuova struttura ospedaliera Marche nord sono disponibili 200 milioni di fondi

 

CIÒ PREMESSO, SI INTERROGANO IL SINDACO E LA GIUNTA SU QUANTO SEGUE:

 

1)  Nel corso dell’ultimo anno il progetto dell’ospedale unico Marche/Nord ha subito continue modifiche: localizzazione dell’opera, tipologia di struttura, modalità di finanziamento e gestione. In questo quadro evolutivo e contraddittorio e mai ben definito come si configurano o non si configurano gli ospedali San Salvatore, Santa Croce, l’ipotetica struttura privata di Fano, l’ospedale di Urbino e gli ospedali, ora definiti “di Comunità” di Cagli , Fossombrone, Sassocorvaro, relegati in un limbo ancora molto nebuloso? Non ritiene doveroso avanzare precisa richiesta di chiarimento al Presidente Ceriscioli?

2)  A quali fonti di finanziamento corrispondono i 200 milioni di euro per la realizzazione della nuova struttura ospedaliera Marche nord, citati a mezzo stampa il 14 dicembre 2016 dal presidente Ceriscioli?

3)  Si è a conoscenza di procedimenti, o anche di prime verifiche, in merito ad un eventuale Contratto di disponibilità o a qualsiasi altra forma di contratto di partenariato pubblico privato per la realizzazione della nuova struttura ospedaliera Marche Nord e, in caso di risposta affermativa, può illustrarne i dettagli soprattutto in merito all’eventuale trasferimento della proprietà dell’opera all’amministrazione aggiudicatrice?

4)  Lei signor Sindaco quali azioni intende intraprendere

  • per contrastare l’ormai evidente volontà, da parte della Regione Marche, di ampliare i servizi sanitari affidati al privato accreditato;
  • per verificare se l’attuale organizzazione dei servizi sanitari è stata effettivamente definita dai Piani annuali di Area vasta, con particolare riferimento agli anni 2015 – 2016 – 2017, e se è stato acquisito il relativo parere da parte della Conferenza d’Area Vasta;
  • per avviare un dibattito all’interno della Conferenza d’area vasta sul rischio di privatizzazione dei servizi sanitari, con particolare riferimento ai servizi ospedalieri recentemente sottratti al sistema pubblico;
  • per acquisire la verifica dell’effettiva funzionalità degli attuali servizi sanitari e ospedalieri e sulla loro razionale distribuzione sul territorio (prevista dall’art. 20 della legge regionale 13/2003), con particolare riferimento alle effettive conseguenze sulle liste d’attesa e sui costi di mobilità passiva derivate dal taglio di posti letto e di ospedali pubblici effettuato con l’attuazione della Delibera di Giunta regionale 735/2013 e delle sue successive modifiche e integrazioni?

5)  Se si è al corrente di procedimenti in fase di definizione per realizzare una nuova struttura ospedaliera privata nel comune di Fano o in altro comune della nostra provincia e, in caso di risposta affermativa, di illustrarne i dettagli.

6)  Se si è a conoscenza di convenzioni con aziende private convenzionate per l’erogazione di servizi sanitari negli ospedali di Sassocorvaro e Cagli e, in caso di risposta affermativa, di illustrarne i dettagli.

7)  Le problematiche della sanità regionale, provinciale e dell’ospedale di Fano costituiscono particolare rilievo per i nostri cittadini e nell’anno appena iniziato daranno luogo a decisive e concrete azioni amministrative. In assemblea di Area Vasta molti sindaci hanno evidenziato la necessità di un nuovo piano socio sanitario rispetto alle generiche indicazioni per Marche Nord di quello approvato nel 2012. La sanità provinciale necessita di una programmazione complessiva e non di interventi per singole aree territoriali. Al fine di fare chiarezza e di costruire una rete sanitaria razionale e con il contributo di tutti,

PROPONIAMO AL SINDACO LA CONVOCAZIONE DI UNA ASSEMBLEA PROVINCIALE CON UN UNICO ORDINE DEL GIORNO: NUOVO PIANO SOCIO SANITARIO PROVINCIALE

Il Consigliere

Giovanni Furlani

Interrogazione 2016-007 – Le bombe cerasane

Gent.mo Sindaco,

a quasi un mese di distanza dal rinvenimento in località Croce di Cerasa dei due ordigni residuati bellici della seconda guerra mondiale, non si hanno in merito, notizie ufficiali e certe.

Immediatamente dopo il rinvenimento degli ordigni, la loro messa in sicurezza che ne è succeduta, il blocco della viabilità nei doppi sensi di marcia sulla S.P.16 e la conseguente modifica della viabilità locale, atta a by-passare il blocco e garantire comunque un minimo di scorrimento dei veicoli, ci ritroviamo a riflettere su notizie vaghe, spesso provenienti da fonti sconosciute.

Al fine di evitare di alimentare ipotetici fantastici scenari, inerenti le modalità e i tempi per il completamento delle operazioni di bonifica dell’area interessata, il sottoscritto Giovanni Furlani nato a Fano (PU) il 7 luglio 1969 e residente a San Costanzo in Via XXV Aprile, 4/F, in qualità di Consigliere Comunale per il “Movimento 5 Stelle di San Costanzo”,

INTERROGA IL SINDACO

–      Chi sta lavorando sulla situazione di emergenza e chi è il referente o responsabile nominato?

–      Quali sono ad oggi le azioni concordate che verranno adottate per la rimozione degli ordigni e del blocco stradale sulla S.P.16?

–      Quali sono i tempi per la risoluzione del problema visto che il blocco al traffico riguarda la principale arteria di comunicazione del territorio comunale sul quale circola l’intero flusso di traffico dei comuni del crinale fra le valli del Metauro e del Cesano attualmente deviato su strade secondarie le quali, trattandosi di strade a carattere residenziale, non risultano avere caratteristiche costruttive idonee a far fronte a questo tipo di viabilità per un tempo così lungo?

Senza dimenticare che i tratti di viabilità interessati dalla modifica, risultano essere privi di marciapiedi e tutta l’area dotata di parcheggi probabilmente non sufficienti in risposta alle necessità dei residenti e dell’attività di B&B presente.

–      Ripristinata la viabilità sulla S.P.16 o prima, se le condizioni delle sedi stradali dovessero renderlo necessario, come si intenderà procedere al ripristino delle sedi di via San Lorenzo e Via Nenni, strade queste interessate dalla deviazione in essere, già da ora pesantemente segnate dal passaggio di tutto il traffico dirottato dalla S.P. 16? Chi ne effettuerà il ripristino e chi si sobbarcherà gli eventuali costi?

Il portavoce

Giovanni Furlani

Interrogazione n. 2016-006 – Commissione edilizia

Gent.mo Sindaco,

all’interno del Regolamento Edilizio comunale vigente, al Titolo IV “Commissione Edilizia Comunale” in seno all’Art. 14, vengono definite le modalità di composizione, la durata, il funzionamento, le funzioni e le competenze della commissione edilizia comunale.

Tale organismo consultivo opera a supporto delle attività dell’Ente, in materia urbanistica/edilizia.

Il Regolamento stesso, al comma “a” definisce come i membri elettivi della commissione (tutti i componenti escluso il Presidente, ruolo spettante al responsabile del settore urbanistica o suo delegato) debbano essere nominati dal Consiglio Comunale, mentre al comma “c”, con il passaggio “Tutti gli altri membri rimangono in carica quanto il Consiglio Comunale che li ha designati e comunque sino alla nomina dei nuovi membri da parte del Consiglio Comunale subentrante” dove per “tutti gli altri membri” ci si riferisce ai membri della Commissione Edilizia, escluso il solo Presidente per il quale la durata dell’incarico viene definita al comma “b”, se ne stabilisce la fine dell’incarico. Il comma “c” prosegue “I membri elettivi non sono eleggibili per due mandati successivi ..”.

Analizzando ora la situazione ci accorgiamo che il presente Consiglio Comunale insediatosi in data 11 giugno 2014, non ha mai nominato i membri della Commissione Edilizia e che quella al momento attiva, risulta essere la stessa nominata dalla precedente amministrazione in data 30 novembre 2009, esattamente sette anni or sono.

Quando il 26 luglio scorso, in sede di Consiglio Comunale avevamo sollevato la problematica della Commissione Edilizia “Fuori corso”, il Sindaco, appellandosi alla “prorogatio”, ne aveva confermata l’esistenza e la sua idoneità ad operare. Peccato però che il regolamento edilizio cozzi con la prorogatio e che quest’ultima, sia sì strumento in mano alle amministrazioni per operare in continuità tra la scadenza degli organi amministrativi e la loro conseguente rinomina, ma che tale periodo-ponte non possa superare i quarantacinque giorni, come indicato nel testo del D.L. 293 del 1994 convertito nella legge n. 444 del 15 luglio 1994, all’art. 3.

Attraverso l’accesso agli atti effettuato, con il quale abbiamo chiesto copia delle richieste inviate agli ordini e ai collegi professionali di riferimento, per la determina delle terne dei tecnici

 

 

eleggibili, è emerso come già nell’autunno 2014 il tutto fosse stato richiesto dagli uffici interessati, ma che a distanza di quasi due anni, una terna ricevuta risultava essere scaduta, altre non erano ancora state comunicate e per le restanti occorresse verificarne la validità. Negli stessi giorni dell’accesso agli atti, sono stati poi riemesse le richieste agli ordini, invitando gli stessi a rispondere entro il 30 settembre scorso.

Tutto ciò premesso, il sottoscritto Giovanni Furlani nato a Fano (PU) il 7 luglio 1969 e residente a San Costanzo in Via XXV Aprile, 4/F, in qualità di Consigliere Comunale per il “Movimento 5 Stelle di San Costanzo”,

INTERROGA IL SINDACO

  • Come mai, a distanza di più di due anni dall’insediamento della nuova amministrazione non si sia provveduto alla nomina dei membri elettivi della Commissione Edilizia, come da Regolamento Edilizio in essere?
  • Come mai non si è provveduto, decorsi i termini di legge di applicabilità della prorogatio, allo scioglimento della Commissione Edilizia o comunque all’inibizione del suo operato all’interno delle funzioni di supporto alle attività dell’Ente, in materia urbanistica/edilizia?
  • Per quale motivo sia per l’anno 2015 che per il 2016 sono state discusse in C.C. le proposte di delibere relative alla possibilità da parte dell’Ente, proposte poi rese esecutive, di usufruire del supporto della Commissione Edilizia, senza neanche informare il Consiglio Comunale durante la relativa discussione, della anomala situazione di prorogatio alla quale si era di fronte?
  • Come mai non si è sollecitato o chiesto riscontro agli uffici di competenza, sullo stato delle richieste delle terne agli ordini e ai collegi professionali?
  • Qualora fossero confermate le supposizioni di illegittimità dell’operato della Commissione Edilizia per carenza di potere, a partire dall’agosto 2014 a seguire, potrebbe essere considerato illegittimo tutto l’operato svolto nello stesso periodo. È intenzione dell’Ente operando in autotutela, procedere con l’annullamento di tutti gli atti prodotti, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 464 del 1994?
  • Quali sono le azioni e le relative tempistiche che, alla luce della presente interrogazione, l’Amministrazione intenderà intraprendere?

 

Il Consigliere

Giovanni Furlani

 

ALBO SCRUTATORE

Entro la fine del mese di novembre, per chi non lo avesse ancora fatto, ci si potrà iscrivere all’albo comunale degli scrutatori. Tale operazione consentirà ai nuovi iscritti all’albo, in aggiunta ai già presenti, di poter essere nominati scrutatori alle eventuali tornate elettorali, che dovessero essere indette a partire dal primo gennaio 2017.

Per poter procedere all’iscrizione occorrerà oltre ad avere tutti i requisiti necessari, compilare il modulo presente sul sito comunale (scaricabile al presente link) e consegnarlo, insieme alla copia di un documento di identità all’ufficio elettorale del nostro Comune, o via e-mail all’indirizzo elettorale@comune.san-costanzo.pu.it o a mezzo fax al numero 0721 950056.

Ogni qualvolta si rendessero necessari scrutatori per seggi elettorali, la commissione elettorale, organo incaricato alla loro nomina, potrà attingere esclusivamente alla lista degli iscritti all’albo stesso.

La commissione elettorale è composta dal Sindaco nominato Presidente e da tre consiglieri di cui 2 della maggioranza (Barbetta e Bortoluzzi) ed uno della minoranza (Mencoboni) nominati in seno al Consiglio Comunale nel giugno 2014, in occasione dell’insediamento della nuova amministrazione.

Ad oggi gli scrutatori vengono nominati direttamente dal Presidente e dai tre consiglieri e, anche se a dir loro, gli scrutatori scelti solitamente rientrano nelle categorie degli studenti e comunque dei disoccupati, a nostro avviso, questi non rappresentano in maniera omogenea la nostra comunità.

A chi non è capitato di pensare, nel vedere i componenti degli addetti ai seggi, che le facce fossero sempre le stesse?

E pensare che basterebbe un sorteggio tra gli iscritti all’albo, magari con una grossolana scrematura attraverso un’auto-dichiarazione dello stato occupazionale, così per rendere il tutto più trasparente e, soprattutto, più equo.

L’indennità percepita per questo servizio, farebbe comodo non solo agli amici, ma a qualsiasi nostro concittadino senza un’occupazione. Sarebbe un gran segnale.

E allora invito tutti coloro che fossero interessati, ad iscriversi all’albo e sperare o che la commissione elettorale cambi modalità di nomina degli scrutatori, o che diventino, in qualche modo, amici dei membri della commissione elettorale. In tal caso ricordati comunque di iscriverti all’albo entro novembre e potrai anche tu diventare un arruolato tra i “SEMPRE QUEI”!

 

Giovanni Furlani

 

Interrogazione n. 2016-004

Gent.mo Sindaco,

il sottoscritto Giovanni Furlani nato a Fano (PU) il 7 Luglio 1969 e residente a San Costanzo in Via XXV Aprile, 4/F, in qualità di Consigliere Comunale per il “Movimento 5 Stelle di San Costanzo”,

PREMESSO CHE

  • Il D.L. n. 59 del 15 Maggio 2012, convertito con modifiche dalla legge n. 100 del 12 luglio 2012, prevede che, entro 90 giorni dall’entrata in vigore, i Comuni approvino il piano di emergenza comunale, redatto secondo i criteri e le modalità riportate nelle indicazioni operative del Dipartimento della Protezione Civile e delle Giunte regionali;
  • La Legge Regionale 11 dicembre 2001 n. 32 “Sistema regionale di protezione civile” indica all’art. 14 le funzioni dei Comuni e all’art. 15 le funzioni del Sindaco.
  • Nel sito web della Protezione Civile nazionale (http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/piani_di_emergenza_marche.wp#prov_pu_piani) si apprende che il Comune di San Costanzo si è dotato del Piano di Emergenza Comunale ma che, da una prima ricerca nel sito web comunale, non siamo riusciti a localizzare;
  • Ai sensi dell’art.54 del D.L. 267/2000, TUEL, il Sindaco, quale ufficiale del Governo, sovrintende all’emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza pubblica;
  • Ai sensi dell’Art. 15 comma 3 della Legge n. 225 del 24 febbraio 1992, il Sindaco è riconosciuto Autorità Comunale di Protezione Civile;
  • Il Piano Comunale di Protezione Civile è il progetto di tutte le attività coordinate e delle procedure di Protezione Civile per fronteggiare un qualsiasi evento calamitoso. L’elaborazione del Piano Comunale ha lo scopo di disporre, secondo uno schema ordinato e con adeguata informazione, il complesso delle attività operative per un coordinato intervento di prevenzione e soccorso in emergenza a favore della popolazione.

CONSIDERATO CHE

  • Il Piano di Emergenza Comunale rappresenta un indispensabile strumento per la prevenzione dei rischi e dovrebbe pertanto essere oggetto di periodico aggiornamento da parte dei comuni.
  • Le esercitazioni rappresentano un mezzo fondamentale per garantire l’efficacia del Piano;

INTERROGA IL SINDACO E LA GIUNTA

  • per sapere se sono state poste in essere tutte le forme di supporto logistico, di mezzi e di risorse per permettere alla Protezione Civile locale non solo di far fronte agevolmente e con tempestività alle situazioni di emergenza che potrebbero insorgere, ma anche di operare con continuità per prevenire e, per quanto possibile, prevedere le emergenze;
  • per conoscere la data ultima di aggiornamento del Piano Comunale di Emergenza, la data della sua collocazione sul sito web ufficiale del Comune di San Costanzo, la sua ubicazione all’interno del sito web stesso e le azioni che l’Amministrazione intende intraprendere per darne adeguata pubblicità alla cittadinanza;
  • per conoscere le azioni adottate, comprese tutte le attività di addestrative e formative, organizzate dall’Autorità comunale d’intesa con Prefettura e Regione per la formazione dei componenti della squadra comunale di protezione civile.

Il portavoce comunale

Giovanni Furlani

#DentroIlConsiglio: Resoconto dal Consiglio Comunale del 26 luglio 2016

È passata una settimana dall’ultimo Consiglio Comunale, quello tenutosi martedì 26 luglio alle ore 18:00, quello della sala completamente deserta, quello dove alcuni episodi però meritano una sottolineatura ed una condivisione, ed è per questo motivo che vorremmo parlarne.

Avviso: i contenuti audio inseriti in questo articolo sono estratti dalle registrazioni audio (di non agevole consultazione) disponibili sul sito del Comune di San Costanzo.

Oggetto di questo approfondimento è la comunicazione 2016-002 che abbiamo indirizzato e letto a tutto il Consiglio Comunale riunito.

Ascolta la lettura della comunicazione

Il protocollo prevede che, in caso di lettura di questo tipo di comunicazioni, non ci siano né commenti, né dibattiti. La disponibilità totale del nostro Sindaco invece, slegato dalla rigidità dei regolamenti, ci ha permesso di carpirne le sue impressioni e ribadire le nostre posizioni.

Ascolta i commenti del Sindaco

Tramite quel testo, si voleva portare in evidenza come nel nostro modo di amministrare, ci fossero importanti divergenze tra le regole scritte e la loro applicazione; di qui la necessità da parte nostra di far capire che noi amministratori non possiamo pretendere di far applicare le regole ai nostri concittadini, quando per primi siamo noi ad eluderle.

Ascolta le nostre precisazioni

Due a nostro avviso i passaggi meritevoli di un approfondimento.

Il primo riguarda le metodologie utilizzate dal personale comunale, nel rispondere alla richiesta di accesso agli atti da parte di un consigliere comunale (aggiungiamo di minoranza).

Nel richiedere copia di una semplice ordinanza, è emerso come, almeno in segreteria, si attenda per il rilascio del documento, il nullaosta del Sindaco; questo contravvenendo a quanto previsto dalle normative in vigore, tra queste il D.L. 33 del 14.03.2013 per il principio generale di trasparenza, che all’art. 1 cita “ La trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche” o l’art. 10 del D.L. 267 del 18.08.2000 (Testo unico sull’ordinamento degli enti locali) che conferma “Tutti gli atti dell’amministrazione comunale e provinciale sono pubblici, ad eccezione di quelli riservati per espressa indicazione di legge o per effetto di una temporanea e motivata dichiarazione del sindaco o del presidente della provincia che ne vieti l’esibizione, conformemente a quanto previsto dal regolamento, in quanto la loro diffusione possa pregiudicare il diritto alla riservatezza delle persone, dei gruppi o delle imprese”, oltre alle innumerevoli sentenze del Consiglio di Stato emesse in merito, sull’intero territorio nazionale.

La cosa che forse ci lascia ancora amareggiati, sono le dichiarazioni del Sindaco a commento di quanto esposto in merito alla stessa comunicazione; saremmo, a dir suo, alla ricerca della sua malafede: ASSOLUTAMENTE NO!!! Siamo invece a confermare un comportamento scorretto e per noi inaccettabile, ancor più grave se riascoltiamo le sue dichiarazioni. Ribadiamo che gli accessi agli atti da parte di cittadini prima e dei portavoce poi, sono fondamenta di trasparenza e strumento principe per operare il controllo sulla Pubblica Amministrazione. Forse al nostro Sindaco questo passaggio sfugge, poiché all’opposizione non c’è mai stata!

I sindaci, gli assessori e le segreterie comunali sono dipendenti dei cittadini tutti. Gli stessi cittadini hanno sì doveri, ma hanno anche diritti, che vanno rispettati.

Il secondo punto, meritevole di un approfondimento, è quello della petizione popolare, protocollata l’8 maggio scorso, con la quale oltre centocinquanta concittadini chiedevano, attraverso un’azione del Sindaco, di sensibilizzare l’operato e le strategie regionali in merito alla riforma sanitaria e al nodo “Ospedale unico”.

Lo Statuto del Comune di San Costanzo, con l’art. 27, definisce le forme di consultazione della popolazione, istanze, petizioni, proposte. “Il Comune organizza la consultazione dei cittadini anche in forme differenziate ed articolate. Le forme della consultazione devono garantire in ogni caso la libertà di espressione dei partecipanti. Gli organi comunali possono promuovere forme di consultazione ogni volta che lo ritengano opportuno. I cittadini, singoli o associati, possono rivolgere al Comune istanze, petizioni e proposte dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi alle quali viene data risposta scritta nel termine di trenta giorni dal loro ricevimento. Il Sindaco, in considerazione della loro rilevanza, può inserire le questioni sollevate all’ordine del giorno della prima seduta utile del competente organo comunale convocata dopo la scadenza di detto termine. Il Sindaco valuta l’opportunità di inserire nel predetto ordine del giorno le questioni alle quali non sia stata data risposta scritta nel termine di trenta giorni.

In grassetto abbiamo volutamente evidenziato il passaggio dove vengono definite le modalità attuabili dal Sindaco per dar riscontro alla petizione. Se a distanza di quasi tre mesi non abbiamo né ricevuto risposta scritta, né l’abbiamo trovata tra i temi all’ordine del giorno dell’ultimo Consiglio Comunale, abbiamo dedotto che per il Sindaco tale richiesta risulti essere irrilevante e pertanto non meritevole di alcuna azione.

Il Sindaco, nel suo intervento, ha voluto sottolineare come non avesse ritenuto opportuno convocare un consiglio comunale monotematico dove discutere di Sanità, poiché l’argomento sarebbe ancora in discussione in Regione e in sede di assemblea di Area Vasta e, mancando ancora certezze, sarebbe a suo avviso prematuro, qualsiasi passaggio in consiglio comunale.

Abbiamo a questo punto ribadito come noi cittadini aspettassimo un riscontro alla petizione, intesa come strumento in mano a noi stessi per essere propositivi e coinvolti nell’amministrare il nostro paese. Non ci interessa oggi sapere se e chi deciderà per l’ospedale unico e se e chi lo preferirà a Fosso Sejore, chi a Chiaruccia o a Muraglia, a noi interessa che la nostra voce venga ascoltata e la nostra partecipazione rispettata.

A maggior ragione sarebbe stato a nostro avviso ancora più importante e rappresentativo, in questa fase di discussione dell’argomento sul tavolo provinciale, portare in assemblea dei sindaci una posizione che tenesse conto della petizione o dell’esito della sua discussione in consiglio comunale. Perché come detto più volte in campagna elettorale e nel corso di questi primi anni di mandato, il Sindaco è rappresentante di tutti i cittadini.

Giovanni Furlani

“Corado, do’ ha rott l’acqua?” Corado:”In ti tub!!”

L’occasione per scrivere questo mio piccolo passaggio me lo dà lo stato della nostra rete idrica. Negli ultimi due mesi ho personalmente segnalato al nostro gestore del servizio rete idrica, almeno quattro grosse rotture. Il gestore da par suo prende in carico la segnalazione e, con i suoi tempi e la sua organizzazione, interviene e ripara.

L’ultima mia segnalazione risale a sabato alle 19:30 con la quale ho segnalato una grossa perdita in Via Martiri della Resistenza, teatro di altre tre riparazioni nell’ultimo mese circa, sintomo che probabilmente è la condotta in condizioni critiche. A distanza di più di ventiquattro ore la perdita è ancora lì, a sversare litri e litri di acqua dalla rete direttamente alla fogna, in contrasto all’ordinanza che a noi cittadini, regolamenta e limita l’utilizzo di acqua potabile per tutte quelle attività non direttamente riconducibili al consumo umano. Già ventiquattro ore dalla segnalazione e tutto quello che il gestore è riuscito a fare è limitato ad una freccia di vernice rossa sull’asfalto, come a voler indicare un passaggio di qualche incaricato, una conferma dell’effettiva emergenza, una localizzazione certa.

Allora la mia mente torna indietro nel tempo, quando questo servizio era gestito internamente dal nostro Comune, quando nella mente di quelli che chiamavamo “i fontanar”, erano memorizzate tutte le condotte, le valvole, le derivazioni che permettevano la distribuzione di quella ricchezza chiamata acqua.

Erano altri tempi. I tempi in cui non era necessario telefonare per segnalare un guasto, perché tu te ne accorgevi nel momento in cui dal tuo rubinetto iniziava a filare, conseguenza dell’intercettazione della linea, perché i lavori erano già iniziati. Corado de’ Budell, Zeno del Goff, Camilett o Fiorenzo, erano pronti a qualsiasi ora con qualsiasi strumento ad intervenire tempestivamente per fermare la fuga di quell’acqua, che noi addirittura bevevamo. Spesso, in cambio del loro pronto intervento, del loro attaccamento alla professione, del buon esito sul lavoro svolto, si faceva girare un bottiglione di vino con un paio di bicchieri, come a dire “l’acqua l’abbiamo ridata, ma a noi piace più il vino”.

Oggi non è più così. La gestione non è più interna al Comune ma ceduta a chi ne fa un business. Non sarà certamente il gestore che pagherà i metri cubi di acqua sprecati e poco a lui importa se a San Costanzo c’è questa emergenza; tra i tanti comuni e reti gestite, probabilmente ci saranno altre priorità ed altre urgenze…. forse; ma è il gestore che dovrebbe intervenire con tutte quelle azioni a livello impiantistico, atte a riparare o a migliorare lo stato delle cose. Noi le aspettiamo, come aspettiamo l’intervento in Via Martiri della Resistenza, ma lasciatecelo dire: “A noi i fontanar piacevano di più”.